Eppure un filo c’è da Ricciardi a I Guardiani – Viaggio nella mente di de Giovanni

13 Apr

A suo tempo ci ho provato, in casa giravano i Gialli Mondadori ed è entrato qualche Urania, poi più grande ho provato con i mostri sacri Asimov  Dick ma niente, la fantascienza non mi ha mai preso. Quando ho sentito parlare di questo genere per il nuovo romanzo di deGio ho avuto uno svarione. Indovinate da soli com’è andata a finire? Bravi, il secondo svarione l’ho avuto quando sono arrivata alla parola fine. Inchiodata come una farfalla dallo spillo. Sarà per il professore ciancicato (stropicciato in italiano, ma non rende), questo Marco Di Giacomo che fa da padre alla nipote, che ambisce a tenersi la sua cattedra più per avere accesso alle biblioteche che per gli studenti, che cerca riscontri punti di contatto e verifiche alle sue ipotesi? Sarà Brazo, il suo assistente che per forza di cose è un pochino sbiellato anche lui, che poi come fai a non restare affascinata da un nome così (un nome antico da quanto ho capito, molto usato per gli adottati partenopei). O forse ancora e sempre Napoli, più affascinante che mai, di cui Maurizio/cicerone ci svela segreti che non avremmo mai immaginato, lo dice spesso che è una città stratificata, ma qui andiamo oltre, siamo in epoche e territori credo mai esplorati. Sì lo so che ci sto girando intorno, ma credetemi se vi dico che raccontare della trama senza rovinare il piacere di scoprire tutto pagina dopo pagina. Quindi veniamo al dunque, fantascienza? Sì, c’è ma è talmente plausibile la storia che anche chi non ama il genere, accetta tranquillamente il racconto. Spazio, inteso come spazio fisico in cui ci si muove, e tempo inteso come ieri, milioni di anni fa o eoni che non riusciamo nemmeno a immaginare. Il bene e il male certo, ci sono anche loro, solo che è praticamente impossibile distinguere chi siano i buoni e chi i cattivi. E rimane forte il dubbio che forse i cattivi non ci siano. Ok, non mi dilungo in nessun tipo di analisi perché i pezzi nei blog devono essere brevi, ma soprattutto perché volendo davvero parlare di questa storia, che per inciso è la prima di una trilogia, dovrei scrivere un libro e non ne sono capace. Una prova d’autore nel vero senso della parola, forse ha ragione de Giovanni quando si definisce un raccontatore di storie, fuori o meglio capace di entrare, in tante storie che esulano dalla catalogazione, che sono un concentrato di mille cose. Credo che sia difficile smentirmi se dico che sulla scena della letteratura nazionale (che insomma conosco benino), de Giovanni rappresenta una felice ed unica eccezione. Quando si sceglie di leggere un autore in genere si sa che tipo di storia si stia andando a scegliere, con lui no. Non delude qualunque cosa racconti e se lo stile è riconoscibile, è capace di stupire con la naturalezza di un gatto che fa miao.

 

Antonio Manzini e La gabbia dei criceti su cui giriamo tutti

24 Mar

Presente la periferia romana (che poi gira gira è come quella di qualunque altra città), prendi quello che una volta era il proletariato ma spostalo negli uffici invece che nelle fabbriche, aggiungi quello che conosce uno che per puro caso è arrivato al potere. Poi aggiungi quei “disperati” che vivono ai margini e quei delinquenti che i “disperati” li usano. Il quadro è già devastante così, poi però tutti questi ingredienti mettili nella padella sui fornelli di Antonio Manzini. Ed ecco servito un piatto da gourmet. Rocco Schiavone era ancora lontano ma la bravura dell’autore era già tutta presente. Le vite di due fratelli che si sono allontanati da anni si incrociano, per il puro capriccio del destino. Uno di loro è un impiegato dell’INPS, l’altro un balordo. Manzini intreccia due storie che pur accadendo nel raggio di pochi km, sembrano svolgersi su due pianeti diversi, sono storie normali rese eccezionali. La scrittura (è del 2007) è già pregna di tutto quello che poi è stato amato dal grande pubblico, ci sono ironia e disincanto , i vecchi con le loro vite piccole e diventate inutili agli occhi della società, i rancori e le alleanze (temporanee o inossidabili), c’è l’amore in parecchie delle sue sfaccettature. C’è mestiere, nel senso che con la penna il Manzini ci sa fare davvero, e la fantasia. Un romanzo amaro il cui titolo da l’esatta misura di cos’è la vita. Una giostra che come quella dei criceti gira senza andare da nessuna parte, su cui tutti, volenti o nolenti saliamo convinti di poter scendere quando vogliamo, inconsapevoli che solo il giostraio ha modo di fermarla.

2017
La memoria n. 1059
336 pagine
EAN 9788838936302
In libreria da giovedì 16 marzo
Formato e-book: epub
Protezione e-book: acs4
14,00 euro
9,99 euro

“Alcuni avranno il mio perdono”

17 Mar

Se Saviano racconta una città brutta e pericolosa, le “paranze” e le “stese” che affliggono Napoli, se de Giovanni racconta Storie di uomini e donne che potremmo essere noi, ma solo in quella stessa Napoli potrebbero accadere, Luigi Romolo Carrino è una crasi perfetta di due stili così lontani. La Federazione di Acqua Storta che raggruppa una serie di famiglie camorriste, ha il controllo dello spaccio del gioco e di tutte le attività criminali, equamente spartite. Un accordo costato sangue e dolore, fragile come un cristallo, che Mariasole ha costruito superando tutto, diventando Viento ‘e terra, spazzando via amici e nemici, con la forza che viene dall’amore strappato. Adesso ha tutto è tutto, ma sopra ogni cosa è una madre. Lei è quello che può fare una madre. Luigi Romolo Carrino  è un cavallo balzano di uno, matto e lucidissimo, capace di raccontare le peggiori atrocità con la grazia e la delicatezza di una ricamatrice. Sapiente nell’usare un idioma che è tutto suo, ti lascia spiazzato quando inizi a leggerlo, è una scrittura difficile, una costruzione che ribalta i canoni della prosa e li mette al servizio del dramma, diventando una musica, (personalmente ci ho trovato echi di Gadda e De Luca). La città è la voce di chi la vive, di chi assiste facendo lo sfondo ed essendo contemporaneamente voce narrante. Il Coro greco delle Tragedie. Ma è anche la voce di chi ha imparato a salmodiare un rosario scansando le mine inesplose rimaste a terra. Una storia di guerra che diventa riga dopo riga una storia intrisa d’amore. Amore filiale amore materno, fraterno carnale. Amore che si mescola alla morte senza soluzione di continuità, che nello stesso gesto è dolcissimo e crudele. Augurandomi di sbagliare dubito che diventerà mai un best sellers, ma se fossi in voi (ve lo dissi quando parlai de Il pallonaro), io mi regalerei dei momenti di assoluta goduria, partendo da Acqua Storta, che apre la trilogia, e concludendo con Alcuni avranno il mio perdono che chiude il cerchio come avrebbe potuto fare Giotto. Per fortuna, checché se ne dica, in Italia si legge poco, ma ci sono editori e direttori di collana, che vedono lontano.

Hanno detto: Luigi Romolo Carrino, ovvero, della transustanziazione della scrittura.
Da oggi in libreria.
Fatelo vostro. (cit) Piergiorgio Pulixi

L. R. Carrino

Alcuni avranno il mio perdono

marzo 2017, pp. 224

ISBN: 9788866328391

Area geografica: Autori italiani

Collana: Sabot/age

DISPONIBILE IN EBOOK

€ 15,00

Milano Napoli solo andata – Sicuri di essere nel giusto?

12 Mar

E qui apriamo una parentesi dolorosa, nel senso che mi fa male dover dire queste cose ma mi sarei rotta i cabbasisi di inutili dannosi e soprattutto stupidi campanilismi. Devo dire che anche le contraddizioni stanno cominciando a darmi ai nervi non poco. Amo Napoli, ci fosse una possibilità di lavoro è uno dei posti in cui mi trasferirei senza pensarci due volte, però vivo a Milano e amo anche la mia città, anche se non mi rappresenta più da un po’, se sta diventando una specie di Rio de Janeiro, lusso in centro (con clochard inclusi ma questo è un altro discorso), e le periferie che sembrano sempre più delle favelas. Napoletani fatevene una ragione, la Lega Nord è una forza politica come DEM come FI come il PD eccetera eccetera, e ha il diritto di andare a dire la sua dovunque. Il 1861 è stato un errore? Bene, sta di fatto che l’Italia è una, c’è poco da recriminare. Dividete i piani, se i tifosi del Verona vi dicono che puzzate e voi rispondete che Giulietta era ‘na zoccola, è un problema calcistico, non politico. Se  dite che la Juventus ruba (sic) non è che improvvisamente i sabaudi tolgono la residenza a tutti i torinesi di terza o quarta generazione. L’Italia è una, non attaccatevi a cazzate. Salvini è xenofobo, voi siete italiani , la cosa non dovrebbe riguardarvi. Voi siete accoglienti?, Bene fatevi due conti su quanti immigrati ci sono a Milano, non mi pare si possa dire che siamo respingenti. Avete una vaga idea di quanti napoletani (ma anche calabresi pugliesi siciliani) formano il tessuto sociale di questa città? E per restare ai fatti, avete un’idea anche vaga dei danni che vengono fatti (qui come a Roma) durante ogni manifestazione? Questo casino che avete tirato in piedi è ridicolo, avete lasciato che gli “antagonisti” ( a cosa poi lo sanno solo loro), vi strumentalizzassero. E ci sono riusciti benissimo. Ho letto cose che mi hanno fatto accapponare la pelle dette dalla gente. E ho sentito Salvini dire una cosa intelligente (ebbene sì l’ha detta). Ha chiesto perché contro la camorra gli antagonisti non fanno le manifestazioni. E a me sono venuti in mente Bassolino la Jervolino De Luca. A voi no? Bè, come si dice a Milano, ascolta un pirla, preoccupatevi di continuare a proteggere Napoli, di proseguire a mantenerla quello splendido gioiello che è di arte cultura natura cibo, e a ripulirla dalla spazzatura incistita, no non quella che va nei cassonetti, ma quella che infesta la testa della gente. Perché se tu prepari il foglio di via a uno che consideri razzista, forse devi rivedere il tuo status, forse non sei esattamente immune al virus.

I Bastardi di Pizzofalcone siamo noi – Consigli di lettura

4 Mar

9788806233938_0_0_300_80Se ne son dette di ogni su questo libriccino (diminutivo affettuoso) composto in gran parte da foto di scena, un sacco di stronzate anche, se mi scusate il francesismo. Come di ogni fiction o film che si comandi, anche de I bastardi di Pizzofalcone si son fatte le foto durante le riprese, ora va da sé che se io produco (quindi investo del denaro) un prodotto faccio in modo di farlo rendere al massimo, se poi ho anche l’intelligenza di produrre un prodotto di qualità che per una volta non corrisponde a prodotto di nicchia, bè, fate voi. Alla CE arrivano le foto, l’autore è disponibile quindi ecco in libreria la Vita quotidiana degli amati Bastardi. Ho scritto consigli di lettura perché in quelle poche righe, de Giovanni ha fatto delle foto che nessuna macchina fotografica potrà mai fare. Ha dato voce ad ognuno dei Nostri. Parla Lojacono, Peppuccio parlano il presidente e Ottavia, parlano Aragona e Hulk, anche Alex ci dice chi è. Ognuno di loro ci racconta quanto sia difficile essere se stessi e far capire agli altri che ognuno ha dentro un mondo. A leggerli viene in mente quante volte ci si è trovati nei loro panni. Quante volte abbiamo trattenuto uno schiaffo che ci stavano levando dalle mani, o guardato con odio la persona che più amiamo al mondo. Quante parole abbiamo sussurrato alla foto di chi non c’è più, sottovoce abbiamo confidato i nostri più intimi pensieri a chi abbiamo nel cuore ma non ha più voce. Abbiamo guardato i colleghi o gli amici, essendo intimamente convinti di essere almeno un pochino migliori di loro. Chi non si è mai chiesto se i suoi desideri più segreti, quelli che non diciamo nemmeno a noi stessi siano “normali” o no. Io consiglio di leggere questo libro soprattutto a chi non legge, a chi conosce solo i bastardi della TV, sarete sorpresi di quanto diverse possono essere le cose viste dal di dentro, quanto di noi c’è in ogni personaggio. Quindi caro Maurizio fanne ancora di queste operazioni commerciali, fanne tante, con la cura e la bellezza che tu sai mettere in ogni parola. E voi che passate di qua, ditelo a chi non lo sa, che nei libri che tanto di più oltre alle parole. C’è la vita.

Cui prodest 4 anni dopo

20 Feb

palmeQuattro anni fa aprii questo blog con un articolo in cui mi chiedevo appunto “cui prodest”, naturalmente non ho avuto risposte – non che me le aspettassi – ma oggi ripropongo la domanda su tutt’altro argomento. Ebbene sì, le famigerate povere palme in piazza del Duomo a Milano. Prima un paio di precisazioni. Le palme non mi hanno fatto niente, mi piacciono anche in contesti che io, ritengo adeguati. Un lungomare, un lungolago un giardino, anche una piazza perché no, ma sempre vicine all’acqua, potenza delle suggestioni infantili per cui le palme erano gli alberi delle oasi. Sui banani prossimi venturi mi taccio. La storia che le palme a Milano c’erano già nell’800, allora, primo, chiedetevi perché non ci sono più, forse tutto sto successo alla fine non sono state nemmeno quella volta, secondo, o le foto le mettiamo a ragion veduta, o facciamo a meno, quella volta lì, le palme erano due dicesi due, in vaso, alte forse 1 e 60 a completare due aiuole fiorite (suppongo, trattandosi di foto in BN). Oggi parliamo di 24 palme alte normali (vado a occhio siamo ben oltre i 2 mt) e messe in fila come soldatini alle spalle del monumento equestre. Garantisco che l’effetto è diverso. Sorvolo su quante cazzate, passatemi il termine ma sono arcistufa di sentire chiunque argomentare su tutto, del tutto a sproposito, quindi ripeto, sorvoliamo sul fatto che al Comune non son costate nulla (c’è lo sponsor), che non sappiamo se fra tre anni quando la sponsorizzazione avrà fine, sarà ripristinato lo stato dell’arte a spese dello sponsor o di chi. Sorvoliamo sul fattore estetico climatico e compagnia, ma che davvero volete farmi credere che a nessuno dei coinvolti, archistar, sovrintendenza, giunta comunale, sindaco e non so chi altro, non è venuto in mente che taluni soggetti, e non voglio neanche chiamarli parti politiche, avrebbero cavalcato la palma per soffiare sul fuoco del razzismo dell’intolleranza dell’ignoranza? Dai non ci credo, Siate onesti, ammettete che il progetto è stato scelto sapendo quali conseguenze avrebbe portato, e avete colto la palla al balzo per soffiare sul fuoco a vostra volta. Lo sapevate, vi fa gioco in questa politica sporca che di politico non ha più nulla. Che sapevate esattamente cosa sarebbe successo e avete pensato che tutto sommato, il milanese imbruttito si poteva distrarre con le palme, così che non si accorgesse dei clochard che aumentano di giorno in giorno, che bivaccano in quella stessa piazza. Non si sarebbero accorti che avete avallato la decisione di ridurre le corse dei mezzi pubblici, che su quelle palme stazionano nebbia ma soprattutto smog grazie all’incapacità di gestire una situazione che ormai è allucinante. Le palme verdi su sfondo grigio, stridono, date retta

E anche Augias dovrebbe forse mollare – de Giovanni in tivù – Quante storie

17 Feb

16807156_1285655564859244_5019747017224832980_nPremesso che ho sempre amato Corrado Augias, non come autore di gialli, francamente noiosetti anche se ben scritti, ma come uomo di cultura, autore di “saggi romanzati” su temi profondi e complessi. Oggi a malincuore devo dire che forse è ora di mollare il colpo, di lasciar stare o se proprio vuole continuare a parlare di libri al grande pubblico della tv, scelga dei collaboratori che siano in grado di fornirle notizie esatte sui libri che presenta. E lo so, ma ormai lo sapete anche voi, quando mi toccano de Giovanni sbarello come se toccassero un membro della famiglia. Ecco dottor Augias, presentare Pane per i Bastardi di Pizzofalcone  (insieme all’ottimo Montanari ma ve ne parlo dopo), è stata un’ottima idea, per mille motivi, primo fra tutti portare alla trasmissione e a Rai replay, un consistente numero di telespettatori, ma per favore parliamone correttamente. I “gialli napoletani” come lei li ha definiti, sono romanzi lievemente più articolati di quelli che lei ha descritto, stiamo parlando di Storie di persone come potrebbe essere il suo vicino di casa, che incidentalmente fanno i poliziotti. Parliamo di 5, o se vogliamo aggiungere il singolo “Il metodo del coccodrillo” 6, romanzi che raccontano le vite sgangherate di gente normale, una donna che nonostante l’amore infinito che prova, non sopporta più il figlio autistico, di un poliziotto accusato ingiustamente di essere colluso con la mafia, che per questa accusa ha perso la moglie e rischiato il rapporto con la figlia, parliamo di un uomo che ha problemi a gestire la rabbia, quanti ne conosciamo, di una donna che non riesce a parlare della sua omosessualità al padre che si aspetta schiere di nipoti. Non vado oltre per non tediare i miei pochi ma amati estimatori, però è di questo che stiamo parlando, è di queste persone che de Giovanni scrive, non di “autentici figli di”. Su Ed Mc Bain non  mi esprimo, e se avesse letto i Bastardi, e tutti i romanzi dell’ 87mo non si sarebbe espresso nemmeno lei. E adesso veniamo velocemente a Montanari, questo suo ultimo Sempre più vicino, non l’ho ancora letto e quindi non posso sapere se lei lo abbia letto o meno, oltre al fatto che ho trovato francamente brutto, usare le provenienze geografiche per fare il giochino del nord sud. Per fortuna sia Montanari che de Giovanni sono due SIGNORI e le hanno salvato la puntata. Ci pensi dottor Augias, non è la prima volta che scivola e la pensione non è poi così brutta come la dipingono.

L’uomo di casa – Questo sconosciuto

11 Feb

udcDopo l’incursione nel magico mondo delle fiction, torniamo a parlare di libri, anzi di un libro, quello di Romano De Marco. Già ben introdotto nel mondo noir grazie ai romanzi precedenti, con un nome già ben conosciuto, De Marco ha fatto il botto con il suo ultimo lavoro, no non lo dico io, lo dice il numero di recensioni commenti e lettori, tutti positivi tutti entusiasti. E ne abbiamo, sì ovvio che mi ci metto anch’io, ne abbiamo ben d’onde. Nel panorama italiano contiamo un corposo numero di noiristi, quel genere – lo dico per i pochi che potessero non saperlo – che racconta, più o meno bene, più o meno coinvolgendo, la società e i suoi lati oscuri (abusatissima definizione ma non ne trovo di migliori), ma pochi giallisti puri. Il giallo è quel romanzo o racconto in cui c’è un crimine e un investigatore, in cui il lettore si immerge negli indizi che l’autore dissemina per arrivare alla soluzione del mistero. De Marco ha scritto un giallo (smettiamo di fare i fighi e usare la parola thriller che son sinonimi, ci piaccia o no) un giallo dicevo di quelli che ti tengono in tensione dalla prima all’ultima pagina, di quelli che quando li finisci ti lasciano soddisfatto come dopo un buon pranzo o … Vabbè avete capito. Un uomo viene trovato ucciso nella sua auto, i pantaloni calati e la gola squarciata. Il luogo è notoriamente frequentato da prostitute e la logica conclusione è che sia stato un incontro mercenario finito male. E invece no, perchè Alan era un padre di famiglia rispettabile, uno regolare, che non aveva mai dato modo di sospettare che dietro la facciata ci fosse altro che l’uomo che tutti conoscevano, gran lavoratore marito e padre. Sandra, la moglie non si da pace e quando scopre fra le cose di Alan una chiave non riconducibile a serrature note, la rassegnazione a non sapere chi fosse suo marito perde ogni significato e la tensione si rialza a livelli altissimi. Insomma un thriller come non si leggeva da tempo. Accurato nelle descrizioni dei luoghi, in un’America wasp e conservatrice, personaggi puliti e delineati in un controluce che perfeziona i contorni, un romanzo dove due parallele si incontrano per dare al lettore qualche ora di puro piacere.

#IBastardidiPizzofalcone e una voce (un po’) fuori dal coro

8 Feb

 

bastardi-1-2-2Ovvero qualche consiglio ALLA regia invece del solito contrario. La premessa necessaria è che ho letto ogni singola riga scritta da de Giovanni,  credo che festeggiamo (oddio io festeggio, lui magari meno 😉 ) i 6  anni di amicizia ed ognuna di quelle righe l’ho amata. Amo profondamente tutti i suoi personaggi, perfino quelli che mi stanno antipatici, li ho visti crescere quasi contemporaneamente all’autore (ho detto quasi e non sono certo la sola, mica che poi si pensi che millanto) e ho atteso questa serie trepidando. Chi legge, sa che inevitabilmente qualcosa cambieranno, i personaggi hanno un volto e una voce per ogni singolo lettore, quindi il rischio che il casting ti possa deludere c’è, sai che mille sfumature non potranno mai essere rese da una telecamera, in un libro leggi anche i silenzi, in un film no. Detto questo, mi è piaciuta? Sì quasi del tutto. La mia fortuna è che nella mia testa e nei miei occhi, la Piras Letizia frate Leonardo o Palma, avranno comunque la faccia che io ho pensato per loro quindi se anche qualcuno non corrispondeva alla descrizione, mi è scivolato abbastanza. Non sono una critica televisiva e non entrerò in particolari che non mi competono, forse le storie si potevano sviluppare diversamente, di sicuro de Giovanni le ha pensate e scritte in altro modo, perché dicessero di più, perché andassero oltre la trama gialla, ma nell’insieme mi sono arrivate come lui le ha scritte, c’erano comunque cose che  non potevano essere trasposte. In questo caso specifico credo che sarebbe più esatto dire che è stata fatta una riduzione televisiva. Rimane però un fatto, fare 7.000.000 di spettatori per 6 puntate 6, vuol dire avere fatto qualcosa di bello, di buono, qualcosa che con i dovuti distinguo è arrivato. Non stiamo parlando di un film, stiamo parlando di una serie televisiva. E veniamo ai consigli di cui sopra, miei amati attori, e dico così essendo una fedelissima di Un posto al sole (da cui vengono parecchi di loro), io so che siete bravi, vi conosco ma fatevi un regalo, leggetevi i libri oltre che il copione, andate a fondo di ogni personaggio. Sono figure che non hanno prezzo, hanno sfaccettature che ogni attore vorrebbe trovare nei personaggi che interpreta, non piegatevi a imposizioni della regia o della sceneggiatura. Faccio salvo Gassmann ma solo perché si è tolto un po’ di accento dopo la prima puntata (e perché comunque mi ha ridato il mio Peppino, prestandogli anche quei 20/25 centimetri), propongo una menzione speciale per Mariano Rigillo che ha reso il generale odioso come non mai. Faccio qualche esempio a caso, frate Leonardo non ha mai l’occhietto furbo, è convinto di fare del bene e quasi gli pesa quello che fa. Romano nei romanzi non ha più scatti d’ira nei confronti di nessuno, li ha persi perdendo Giorgia. Per ultimo Carlei, regista di peso e di pregio che si è lasciato sfuggire forse un po’ troppe piccole cose, una su tutte, se a Paolo Romano (che ha interpretato un uomo davvero brutto) viene naturale uno spiccato accento piemontese (che vista la tensione del ruolo ci stava tutto), cosa ti costa cambiare il particolare della provenienza (Bergamo). Lo so sono sciocchezze che se al grande pubblico sfuggono, al lettore attento stridono. Quindi ricapitolando, ho visto le cose che non andavano, ma mettendo sui piatti della bilancia i pro e i contro, direi che i primi pesano un bel po’ di più, e il merito è delle Storie, di quei personaggi che de Giovanni ha creato, quelle Storie che comunque sia, ti colpiscono al cuore. In attesa di vedere se i consigli alla regia servono, resto in attesa del prossimo romanzo, perché i film passano ma i libri restano,  e quello che de Giovanni ci regala con le sue Storie, diventa parte di chi legge e lo resta, indipendentemente da quanti film ci possano fare.

Maurizio Lupi, I Bastardi di Pizzofalcone e l’amore ma non solo

3 Feb

Di solito non scrivo per prendere like o plausi, scrivo i miei articoletti per il piacere di condividere emozioni. Stavolta lo faccio chiedendovi di leggere e se siete d’accordo condividere, ma chiedo anche a chiunque abbia un profilo twitter, di farlo menzionando l’account di Maurizio Lupi. @Maurizio_Lupi

In grassetto il testo dell’interrogazione parlamentare.

“È troppo se chiediamo alla Rai di Campo dell’Orto di tenere la propaganda della sessualità libera, sia essa etero o omo, fuori dalla prima serata? È proprio necessario che in qualsiasi trasmissione, sia un talk show, un festival canoro, una produzione di Rai Fiction quale che ne sia il genere, commedia o poliziesco, debba contenere scene esplicite di sesso omosessuale?. Sì “onorevole”, è decisamente troppo e soprattutto la domanda è  confusa, le creano problemi le scene di sesso in generale, come si evince dalla prima domanda, o solo quelle di sesso omosessuale come specifica nella seconda? Capisce lei stesso che la distinzione è fondamentale perché nel secondo caso lei implicitamente rifiuta dei diritti garantiti per legge anche alle coppie omosessuali, francamente credo che da un parlamentare questa sia una cosa che non è accettabile. Possiamo poi discutere anche del termine esplicite, mi pare evidente che se considera esplicite le scene contenute nella fiction che nomina dopo, ma allora dovremmo considerare tali anche quelle che vediamo su RAI3, nella serie Un posto al sole” o per restare nel poliziesco, quelle che si sono viste nei film dedicati a Montalbano.

La signora che ha scritto ad Avvenire denunciando la gratuita, non giustificata cioè dall’intreccio narrativo, scena di sesso tra due donne che ha scandalizzato sua figlia nella puntata del 23 gennaio della serie ‘I bastardi di Pizzofalcone’ ha ragione da vendere. Non so ovviamente che professione svolga la signora che lei chiama in causa, ma mi viene difficile capire come possa considerare gratuita la scena in questione, che in realtà è legata ad una delle trame che sono parte integrante dei romanzi. Fra l’altro onde evitare delle figuracce, per il futuro le consiglio di leggere i libri di cui intende parlare, anche se lo fa riferendosi alla trasposizione televisiva.

A quell’ora i bambini davanti alla televisione sono tanti. Dovremmo intenderci sul termine bambini, la scena a cui lei fa riferimento, almeno credo, è andata in onda oltre le 22, un orario in cui i bambini, in un giorno feriale, dovrebbero forse essere a letto a riposarsi per la scuola del giorno dopo e non certamente davanti alla televisione, tanto meno a guardare un prodotto che per sua natura, e non è questo il caso, può includere cadaveri, morti violente e altre amenità che personalmente non ritengo adatte a dei bambini. Forse invece di pensare a farle giungere le sue vibrate proteste, la signora farebbe bene a preoccuparsi di come sta educando la bambina.

Fino a quando noi cattolici, ma chiunque ancora creda nella funzione educativa della famiglia, dovremo finanziare con il nostro canone l’incontinenza visiva e le pulsioni ideologiche e non solo di registi e autori pagati con il denaro pubblico?”. Lo dovrete pagare ahimè fino a quando i governi che sostenete promulgano leggi che obbligano a farlo. Le confesso però che l’incontinenza visiva, riguarda solo ed esclusivamente chi non usa il telecomando, e la invito a riflettere sul fatto che trovare pulsioni ideologiche in un libro o un film giallo, è un esercizio che nemmeno i migliori funamboli possono trovare fattibile.

Concludo con un invito, legga Lupi, regali alla signora la serie completa dei Bastardi, eviti e faccia evitare a chi crede nella funzione educativa della famiglia, di guardare un prodotto tratto da un libro senza averlo letto, senza sapere davanti a cosa ci si sta ponendo. Vi si aprirà un mondo. Un mondo pulito, di storie in cui il sesso è parte dell’amore, lei ha figli e quindi la cosa non dovrebbe giungerle nuova, ma si può fare anche se non finalizzato alla procreazione, così, solo per amore.  Ma soprattutto rifletta e se può risponda lei a una domanda, fino a quando noi che non sbandieriamo la nostra religiosità, dovremo pagare perché i nostri parlamentari si preoccupino di cose così lontane dal benessere del Paese.  Si ricordi quando le verrà ancora chiesto di intervenire, di fare quel minimo di ricerca, quei soldi pubblici a cui lei fa riferimento, hanno prodotto questi risultati, se le par poco…“Un milione e mezzo di euro al mese per sei mesi dalla produzione solo per la logistica, alberghi, ristoranti, trasporti, che saranno nuovamente spesi per la più che probabile seconda serie. Un centinaio di operatori napoletani assunti per lavorarci. Immagini della città che arrivano a sette milioni di persone, un mare di messaggi e telefonate di gente che vuole venire a vedere da vicino, richieste di indirizzi precisi dei posti dove sono state girate le scene.” (copiato dal profilo di de Giovanni)

 

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sconsigliletterari

e scelti CONSIGLI. Dai libri all'Indice ai libri al Medio (@libri_al_MEDIO): digitus impudicus. Se l'inverno delle lettere viene, può la primavera essere lontana? (sem.cit. Shelley)

sonoaliena

Quando siete felici, fateci caso (Kurt Vonnegut)

libroguerriero

se non brucia un po'... che libro è?

aurelioraiola

(no, non è uno scioglilingua)

Gli incroci della Zanca

Ogni giorno incrociamo le vite degli altri: riconoscersi e guardarsi con interesse

Tommaso Aramaico

Lì dove è pieno di nomi propri, c'è un nome che di nessuno è proprio. Chi l'ha scelto? Chi lo subisce? E perché? Meschino.

massimocassani - i romanzi

Di verbi, sostantivi e pochi avverbi