BCM17 – di libri autori e incontri – Tanto giallo e tanto noir – parte 1

Va da sè che l’unico requisito indispensabile per godersi a pieno BookCity, sarebbe l’ubiquità, mi dicono però non essere qualità nelle disponibilità di alcuno. Io per una volta, a malincuore ho escluso le decine di eventi a carattere generale – e credetemi sulla parola c’erano davvero eventi per tutti i gusti, presentazioni incontri tavole rotonde conferenze e chi più ne ha più ne metta – per concentrarmi sul genere che mi appartiene forse più degli altri, o perlomeno quello in cui la competenza non mi manca (e se vi sembro presuntuosa non è un problema mio). Quindi mi sono concentrata sul Giallo e il noir. A onor del vero qualche dubbio sull’ubiquità mi è venuto, o perlomeno che qualche autore/relatore, abbia dei superpoteri, ma questa è un’altra storia. Ho selezionato pochi incontri, quasi tutti tenutisi a Palazzo Morando, ho iniziato con la presentazione di Le sorelle Sciacallo della Vallorani, introdotta e affiancata da Elena Mearini e Carlo Lucarelli interessante incontro in cui è tornata prepotente Tecla Dozio (che evidentemente è ancora ben salda al suo posto di Signora del giallo, nel cuore di tutti). del libro ve ne parlerò ovviamente quando lo leggerò (e non fate dello spirito sui tempi). Però se lo consiglia Lucarelli, fossi in voi un pensierino ce lo farei. A seguire la presentazione di Le notti nere di Praga,(Davide Mosca – Mondadori) un divertente “giallo” che vede protagonista nientemeno che Kafka. La relatrice Cristina Aicardi, anima di MilanoNera, lo ha consigliato, e io, sempre in attesa di leggerlo, lo consiglio a voi. Per i #deGiovanners più distratti, più distratti, sulla pagina facebook di questo blog, trovate tre minuti di Souvenir, sì cari, un regalo che Maurizio ha fatto ai presenti al Parenti, dove in realtà si è parlato del commissario Ricciardi a fumetti, direi che Bonelli Editore ha fatto un gran lavoro. Non perdetevi il prossimo articolo, vi racconterò di Malvaldi Manzini Robecchi e di cosa hanno raccontato

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In attesa dei Bastardi, quello che non vi ho detto di Rondini d’inverno (occhio allo spoiler)

Ne avevo parlato dicendovi poche cose, avevo bisogno di assimilare le mille cose che ci sono in Rondini d’inverno, lasciando da parte i colpi di scena nella vita del commissario dagli occhi verdi, lasciando da parte lo strazio del dottor Modo e di Maione che si fondono in un’unica storia, sia pur per ragioni diverse, vorrei concentrarmi su un particolare che per me è stato scioccante. I collegamenti mentali che trovate di seguito, sono ovviamente frutto della mia mente che tanto a bolla non è ed è cosa nota, ma ovviamente i commenti sono aperti sia al confronto (qui o sulla pagina FB è uguale), sia con chi legge, sia eventualmente de Giovanni che se vuole può dichiarare pubblicamente la mia follia. Non so voi, ma io mi sono chiesta da quando è iniziato il ciclo delle canzoni – Con Anime di vetro proseguito con Serenata senza nome- chi fossero il vecchio e il ragazzo, era come se non riuscissi a farli incontrare con le Storie che stavo leggendo. Un po’ come quando guardi un quadro di Escher. Leggendo Sipario alla fine, il mistero viene svelato e lì è partito il tour mentale che mi ha “sconvolta”. Il mio adorato Maurizio mi ha perculata senza che io minimamente me ne rendessi conto. va da sè che il pensiero mi è volato come una rondine impazzita ai Guardiani, al tempo che non c’è, o meglio che è conseguenza di sè stesso. Al fatto che le Storie, quando sono frutto di una mente geniale, possono davvero trasportarti in qualunque punto dello spazio e del tempo senza che tu, viaggiatore anche sgamato se vogliamo, sia preso per mano e portato ad accettare le circonvoluzioni del mondo in cui ti stai lasciando andare. Ecco, son riuscita anche a contenere lo spoiler. A presto prestissimo, intanto per chi non l’avesse letta, vi lascio il link della recensione “vera”, che qui si sa, lascio volare i pensieri 😉 Ci vediamo a Bookcity2017

“Negli occhi di chi guarda” ci sono un sacco di cose

Ce lo racconta Marco Malvaldi nel romanzo pubblicato come sempre da Sellerio. No niente vecchietti e niente Bar Lume, ritroviamo invece la filologa Margherita e il genetista Pazzi. Ve li ricordate? Sono i due che in Milioni di milioni si incontravano a Montesodi Marittimo per uno studio sugli abitanti (noti per avere tutti una forza fisica fuori dall’ordinario) per poi finire a cercare l’assassino (ovvio che ci fosse un morto, leggiamo o non leggiamo gialli?) per potersi scagionare. Cioè solo Piergiorgio a dire il vero, è l’unico senza alibi, ma l’aiuto della Castelli è fondamentale. Vabbè ciancio alle bande, stavolta i due sono in una meravigliosa tenuta, sempre in Toscana, i proprietari sono due gemelli omozigoti (e questo spiega la presenza di Pazzi) e uno dei due ha una ricchissima e particolare collezione d’arte (e questo spiega la presenza di Margherita). Quel che succede ve lo leggete, io vi dico perché leggerlo. Perché prendere un libro di Malvaldi è come leggere l’Oscar Wilde de L’importanza di chiamarsi Ernesto, con una grossa collaborazione di P.G. Wodehouse. Un giocoliere uno che con le parole ci si diverte proprio, e si sente. Si ride, si ride molto, na se con le parole è facile fare dei calembour divertenti, non lo è altrettanto costruire una trama che tenga, e garantisco che tiene, mischiare le carte e aggiungere per sovrappiù tutta una serie di informazioni o nozioni chiamatele come volete, senza le quali risolvere il “mistero” sarebbe difficile. Aggiungete la giusta quantità di sense of humor, che Malvaldi non ci fa mai mancare (a volte sospetto che per una battuta ucciderebbe la mamma come suol dirsi), e avrete il piatto perfetto.

Sapessi com’è strano, girare in sedia a rotelle, per Milano

Martedì pomeriggio, intorno alle 18, ora di punta direi. Alla fermata McMahon Monteceneri (per i non milanesi siamo nella primissima periferia, il tram 12 (uno dei due che portano all’ospedale Sacco), si ferma senza un motivo apparente, pochi minuti e il mistero è svelato. Una signora, Chiara (non ho ritenuto di chiedere le generalità complete), in sedia a rotelle vorrebbe salire sul tram, per andare a casa suppongo, la fermata è predisposta per la pedana ma, eh sì un ma ci doveva essere, il conduttore del tram non ha in dotazione l’elenco delle fermate autorizzate (ovviamente è una questione di spazi se le fermate lo siano o no e già qui potremmo aprire una parentesi infinita ma transeat). Giustamente chiama in centrale per sapere se la fermata dove deve scendere Chiara è agibile o meno. Non lo sanno e richiameranno. Tic tac tic tac, i minuti passano i passeggeri si spazientiscono. Finalmente richiamano e no, la fermata non è abilitata ma dopo qualche altro minuto (lo so parliamo di minuti ma far le ore è un attimo), decidono che Chiara potrà scendere alla fermata successiva dove lo spazio c’è.Bene ma non benissimo, perché la pedana, evidentemente mai usata, non scende. Potete immaginare l’imbarazzo di Chiara? Perché se quattro o cinque persone ovviamente solidarizzano e le dicono di non preoccuparsi, il pirla che fa polemica non poteva mancare. Ignorato il pirla si cerca di far funzionare la pedana, arriva un altro tram il cui conducente scende ad aiutare ma ahinoi si rompe un cavetto fondamentale e la pedana non si può utilizzare. Tutto ‘sto pippone per dirvi che noi passeggeri abbiamo “perso” venti minuti, Chiara per fortuna sarà salita, o almeno spero, sulla vettura che seguiva e sarà arrivata a casa, ma io non potevo non fare una riflessione. Se il Comune di Milano Continua a leggere “Sapessi com’è strano, girare in sedia a rotelle, per Milano”

7 parti di Calvados 3 di Drambuie e una fettina di mela verde…L’alligatore è servito

Avete presente quando esce un romanzo “seriale”? Lo compri lo sfogli (sì anche col reader, pignoli che siete) e poi ti metti comodo e te lo pregusti. Conosci i personaggi che ti stanno aspettando, ami le atmosfere che l’autore sa creare. Lo inizi e capisci dalle prime righe che c’è qualcosa di diverso, i nostri vecchi cuori fuorilegge sono sotto scacco e la partita si preannuncia sporca per davvero. Vabbè per la trama lasciamo stare che tanto la trovate ovunque, parliamo invece di quello che Carlotto ha messo in questo romanzo. Forse è il blues che permea ogni riga, il blues è mettere in musica la tristezza, il dolore la rassegnazione di chi sa come stanno le cose ma non per questo rinuncia a tentare, se necessario anche andando a braccetto con l’illegalità; guidati dalla propria coscienza valutando solo gli estremi per la propria salvaguardia (fisica e mentale), consapevoli che la legge si può aggirare in tanti modi, a maggior ragione da chi la amministra o è preposto alla sua applicazione. Consci che il filo del rasoio su cui si procede, può tagliare di netto, come una novella Atropo, uno qualsiasi dei fili che compongono la trama. Ed è esattamente quello che fanno Massimo Buratti Beniamino Rossini e Max la memoria. Sono cuori fuorilegge e non li turba, anzi, ne sono – opinione personale – giustamente orgogliosi. Hanno delle regole, potremmo riassumerle con un salomonico “chi sbaglia paga e i cocci sono suoi”. Qui più che in ogni altro romanzo della serie a mio parere, Carlotto si è adeguato ad un modo di dire, andare ai resti, cioè arrivare in fondo, senza sconti per nessuno. E altroché se si va ai resti, il lettore con i tre antieroi che poi forse in fondo…Occhio, non sto dicendo che l’autore faccia di tre delinquenti (chi più chi meno) degli eroi, è ben chiaro quello che sono ma è altrettanto ben chiaro che stabilire quale sia la parte “giusta”, è cosa davvero difficile. C’è un unico particolare che non posso perdonare all’autore, ma questa è un’altra storia

Un titolo carino e Tecla Dozio è di nuovo qui fra noi

Immagino che il nome di Tecla sia ben presente nella mente di chiunque frequenti il giallo, la sua Sherlockiana è stata un punto di riferimento di quelli fondamentali. Poco più di un anno fa Tecla ci ha lasciato, solo fisicamente mi sentirei di dire, perché di lei si parla si ricordano aneddoti, frasi lapidarie, il suo carattere tutt’altro che accomodante. Grazie al Sistema Bibliotecario di Milano, questo delizioso libretto, pubblicato nel 2009 da Marcos y Marcos, è tornato in giro in formato digitale, e meno male devo dire. Un gioco, uno scherzo, più probabilmente un atto d’amore. La trama è una divertente indagine che vede contrapposti tre schieramenti, il gotha della letteratura gialla italiana, quello della letteratura straniera e la polizia che deve indagare sull’omicidio della stessa Tecla, avvelenata durante la festa per i dieci anni della libreria. Ci sono tutti ma proprio tutti, Camilleri Lucarelli Colaprico Pinketts la Vallorani Carlo Oliva Biondillo Roversi Faletti e anche quelli che sto dimenticando, non sanno che ad un certo punto arriveranno anche Deaver la George Connelly Fred Vargas Lansdale la Rendell Mankell e chi più ne ha più ne metta. Ahimé, prima che la nutrita schiera degli stranieri irrompa in libreria, al momento di servire il mitico risotto, qualcuno versa del cianuro nel bicchiere della libraia e lei non saprà mai quanto sarebbe stata bella la sua festa. Non è un giallo tradizionale perché dell’assassino (che a onor del vero è un tipo parecchio strano), del come e del perché noi sappiamo tutto da subito, generalità lavoro e quant’altro. Non lo sa la polizia però, e certamente gli amici non si arrendono a sapere impunito l’autore di un tale obbrobrio. Dunque cos’ha di così particolare? Forse nulla per chi non abbia “familiarità” con l’ambiente o non abbia conosciuto Tecla, moltissimo per chi invece l’abbia conosciuta amata e “conosca” i protagonisti.Un audiolibro praticamente, sentivo il vocione grave di Camilleri, il tono sempre velato di ironia di Faletti, la calma olimpica di Lucarelli. Un divertissment, 129 pagine di amore per le più grandi voci gialle, per Tecla e chi l’ha amata. Cosa che non fa mai male, è anche scritto molto bene.
Assassinio in libreria
Lello Gurrado
Editore: Marcos y Marcos
Collana: MarcosUltra
Anno edizione: 2009
Pagine: 204 p., Brossura
EAN: 9788871685083