Dopo undici anni, L’oro dei Medici brilla ancora

Era il 2007 quando venne pubblicato quello che era il primo di una nutrita serie di romanzi storici a venire (non l’esordio dell’autrice), dopo undici anni, Tea pubblica la prima edizione digitale di un romanzo in cui si mescolano Storia avventura e giallo, ingredienti che Patrizia Debicke Van Der Noot, utilizza con maestria e competenza per servirci piatti raffinati. Nello specifico ci racconta del complotto ordito ai danni del granduca Ferdinando I, i cui figli vengono rapiti, ed è su questo rapimento, sulla ricerca dei mandanti e la loro salvezza che si dipana il romanzo. Come da titolo ovviamente, i protagonisti sono in realtà la ricchezza e le lotte palesi o intestine per il potere e il denaro, cose che ai Medici, non mancavano di certo. La Debicke, instancabile macchina da guerra, (provate a starle dietro durante un qualsiasi Salone o Festival e vi chiederete dove diamine trova l’energia) appassionata di Storia e di gialli, ha messo insieme le sue passioni e il suo talento per la narrazione, dando vita a romanzi che ti riportano tout curt in secoli lontani e atmosfere antiche. Il sapiente mescolare personaggi realmente esistiti e fatti accaduti, con personaggi di fantasia e accadimenti immaginati, rende i suoi romanzi estremamente godibili, anche per chi, magari lontano dal romanzo storico, ama le trame gialle che imbastisce con estrema precisione. Il consiglio è di prendersi qualche giorno, una poltrona comoda, e di lasciarsi trasportare fra la Toscana e la Corsica, fra le stanze di splendidi palazzi e navi da cui combattere epiche battaglie.

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Parliamone prima che – “Fa troppo freddo per morire”

Qualche mese è passato dall’uscita, ma tanto non è che leggiamo a cottimo, sicchè ne parliamo adesso. Una Torino fredda, ma fredda fredda, con la neve e i marciapiedi che luccicano di ghiaccio, un tizio strano, ex poliziotto ex marito ex padre, l’unica cosa che non gli manca, sono i nemici. A onor del vero ha anche qualche amico il nostro Contrera. Sono quasi tutti nella cerchia degli extracomunitari che popolano quasi per intero la Barriera di Milano, un quartiere periferico dove lo straniero è la norma, come del resto in quasi tutte le periferie estreme (indipendentemente da chi le abita). A farla da padrone nel quartiere è il malaffare, droga prostituzione gioco e chi più ne ha più ne metta, e inevitabilmente, con questo deve fare i conti la gente per bene. In mezzo a questo posto che è quasi un confine, si deve muovere il nostro detective, per ritrovare il nipote di Mohamed che, accusato di omicidio, è scomparso. Contrera non è un personaggio nuovissimo, nel senso che ormai inventarsi qualcosa di nuovo è credo impossibile, ma decisamente ben riuscito. Le atmosfere sono centrate, il freddo del titolo c’è tutto, sia quello atmosferico che quello interiore di Contrera, un freddo distacco, la sfiga non ci è andata leggera e lui ci ha messo del suo, ma che ha lasciato intatto il senso dell’umorismo, che diventa una specie di ancora di salvezza, e non ne ha intaccato l’umanità. Niente di eccezionale, ma l’umanità insita in chiunque non sia un sociopatico, un uomo normale che affronta situazioni particolari. Una scrittura fresca e pulita, che scorre liscia portando il lettore fino in fondo con buona soddisfazione, affrontando fra l’altro, un tema difficile e attualissimo come l’integrazione, raccontata in tutte le sue difficoltà, senza indulgere a derive buoniste e ipocrite, ma raccontando il brutto e il buono che sono insiti nell’essere umano. Christian Frascella, che prima di darsi al noir ha scritto dei romanzi per ragazzi, si rivela, per me che non lo conoscevo, davvero una bella scoperta

Il presidente è scomparso – Patterson e Clinton sorpresa col botto

Amo moltissimo James Patterson quando scrive da solo, in coppia, ma accade per molti autori, resto sempre un po’ delusa, certo il nome in accoppiata non è un nome da poco, insomma, anche se ex rimane pur sempre uno che è stato presidente degli stati uniti e che ha rischiato quello che rischia il protagonista del romanzo. L’impeachment, parola che da qualche tempo è tornata a sentirsi spesso. Ma non divaghiamo, stavolta di delusione non c’è traccia, le ragioni per cui il presidente Duncan è sotto accusa, sono gravi, gravissime, è accusato di aver trattato personalmente con un terrorista dell’Isis e non averlo fatto arrestare, sulla trama qui mi fermo. La partenza è lenta, ma onestamente è l’unica critica che si può fare a questo romanzo, che dopo le prime 30 pagine, si beve di un fiato, 460 pagine in due giorni scarsi. Adrenalina allo stato puro e uno scenario che definire apocalittico è riduttivo, il bello è che nella sua enormità, senza neanche dover sforzare la fantasia, potrebbe presentarsi in qualunque momento. E allora c’è da augurarsi che se dovesse mai accadere, al posto di Duncan ci sia un uomo come lui, con lo stesso acume, la stessa umanità, e se vogliamo anche quel pizzico di fortuna che lo aiuta. Fra l’altro di inventato c’è proprio poco, le situazioni raccontate, che sembrano impossibili, sono in realtà tutte procedure pochissimo o mai usate, ma assolutamente previste. Niente, prima che le novità editoriali ci sommergano, prima che non ci sia più il tempo perchè incombe tutto, regalatevi qualche ora e godetevi dalla prima all’ultima pagina questo gioello

Titolo Il presidente è scomparso
ISBN 9788830450523
Autore Bill Clinton, James Patterson
Collana I MAESTRI DELL’AVVENTURA
TemiMaestri dell’Avventura
Dettagli Cartonato
N° di pagine 496
€ 22.00

A proposito di razzismo – parliamone con un libro – Cristiani di Allah

Lo avete letto? Nel caso non lo abbiate fatto, rimediate, rimediate subito, così quando vi verrà voglia di mettervi alla tastiera e digitare come forsennati sull’ignoranza degli altri, usando immagini frasi e ridicole scemenze, magari vi fermate un attimo e riflettete. Leggo ogni giorno – troppe volte al giorno ahimè – che dovremmo ricordarci di quanto noi bianchi cattivoni abbiamo sfruttato l’Africa. Ora, siccome non sono nè una negazionista nè una revisionista, non nego che gli europei ne abbiano fatte di ogni, ben imitati dagli americani per altro, ma non è questo il punto. Il punto è, e lo scoprirete o vi tornerà in mente quello che dovreste aver studiato, leggendo Cristiani di Allah, che state dimenticando la Storia. Carlotto voleva parlare di omosessualità, i protagonisti sono una coppia di uomini costretti (come tanti) ad abiurare per poter vivere la loro vita. Certo sottostando ad alcune regole di facciata, ma tutto sommato tranquilli. Secondo me, ma si sa che ognuno nei libri ci trova cose che non necessariamente l’autore aveva in mente, non è venuto fuori un gran servizio alla causa, nel senso che uno dei due è evidentemente innamorato (e in quanto tale fedele), mentre l’altro, pur dichiarandosi innamorato, va allegramente in giro a fare sesso per amore di bellezza (diciamo così). Su questo fatto mi sono già espressa, è l’esatta dimostrazione che come fra gli etero ci sono persone capaci di amare e altri meno. Ma c’è un aspetto storico in questo libro, che sempre a mio parere andrebbe approfondito. Lo schiavismo. Le descrizioni che Carlotto fa, ovviamente documentato come sempre a prova di bomba, del mercato degli schiavi, di come e perchè poteva capitare che si finisse in quel mercato. Valutati come bestie al mercato, in base al peso alla necessità del compratore alle caratteristiche iconografiche legate alla provenienza e ai propri talenti, sono eccezionali. Gli schiavi e le schiave, non hanno colore. Non sono i poveri neri sfruttati, no, sono africani olandesi francesi italiani. Sorpresa eh, vi eravate dimenticati che lo schiavismo ha radici molto più lontane di quelle che vi ricordavate – e sono buona non mi spingo all’impero romano e oltre – Lo so ho un po’ deviato dal solito e del libro vi ho detto poco, ma anche a questo servono i libri, soprattutto quelli di autori garanzia come Massimo Carlotto, a dare spunti di riflessione, ad andare a fondo di tanti argomenti, in buona sostanza a stimolare il pensiero.

Donne diaboliche – Ovvero Sbirre

Prendi tre grandi, ma quelli veri, non grandi sui social e nel quartiere, tre che hanno scritto Storie di quelle che resteranno in librerie e biblioteche per molto molto tempo. Parlo di Carlotto de Giovanni e De Cataldo. Tre storie di donne, non convenzionali, lontane dagli schemi, Sbirre appunto, che per tante ragioni, non si danno pena di rispettare i confini. Un’immersione in quello stagno fermo e puteolente, che normalmente rifiutiamo di credere possa esistere in una donna. Da maestri quali sono, i tre ci fanno scendere senza boccaglio e ci lasciano senza respiro. Temi che si rincorrono, il confine per Carlotto, un posto strano il confine, quello da dove entra ed esce quel che non dovrebbe, dove la gente non è quasi mai quel che ti aspetti. Neanche Anna si aspetta di scoprire in maniera così dura, nè quello che è Zeno, e soprattutto qual è il prezzo da pagare. Sara che rinuncia a tutto, almeno in apparenza. Che perde quello a cui pensava di non poter rinunciare. Sara che il suo confine lo passa, nel silenzio, come uno Spallone, rischiando il tutto per tutto solo sulla sua pelle. E infine Alba, che nella migliore tradizione, guardando l’abisso, lascia che l’abisso entri in lei.
Una grande prova d’autore che non può mancare nelle librerie e nei readers di chi ama andare oltre, anche se non si sa cosa ci sia.
Rizzoli
Narrativa italiana
Prezzo: 18.50 €
Pagine: 224
Data di uscita: 03/07/2018
ISBN carta: 9788817101592

Dai consigli flash a quel che ne penso – L’Ospite

Credo sia noto e risaputo quanto io abbia amato Giorgio Faletti. Non posso definirlo un amico in senso stretto, ma ci siamo incrociati tante e tante volte, spesso mi ha “presa in giro” alle presentazioni, facendomi fare il bersaglio delle sue battute fulminanti e questa è una di quelle cose che fai quando con una persona hai comunque “confidenza” e devo dire che a me divertiva molto. Al di là di questo però, rimane l’ammirazione per come fosse in grado di passare da una cosa all’altra, dal cabaret alla musica alla scrittura alla recitazione. Quando ho aperto la busta e ho tirato fuori l’ospite, ho avuto un tuffo al cuore, non avevo idea che ci fosse qualcosa in uscita, l’ho sfogliato e ho ringraziato Dio di essermi persa le due raccolte i cui erano usciti i due racconti. Due inediti per me. L’ho tenuto da parte per leggerlo qualche giorno fa, il giorno in cui 4 anni or sono senza clamori, esattamente come era vissuto, se n’è andato. Ok ok, sto divagando e torno a bomba. Il primo racconto sfiora il paranormale, tema che ha più volte utilizzato, con la sensibilità di chi sa che rispetto al Dopo,ci sono mille pensieri e che tutti vanno rispettati. Il secondo è un flash sui casi, la notizia, lo scoop che tutti cercano, la firma su un contratto di quelli che ti cambiano la vita, ma. C’è sempre un ma.
Concludo, non fatevelo scappare, sono due gioiellini , due cammei, due dolcissimi momenti per pensare che come tanti amici, Giorgio è solo dietro l’angolo, e Roberta (donna splendida e moglie amatissima), sta facendo uno splendido lavoro perchè la passione e l’amore per la vita di suo marito, continuino a dare gioia.

Ad ognuno la sua Montagna – A Catania regala Sabbia nera

Non so quanto spesso accada, ma credo sia un fenomeno frequente a Catania o almeno questo deduco dalla lettura di questo giallo. La protagonista – Giovanna Guarrasi detta Vanina, il perchè lo scoprirete leggendo – è nuova di zecca, un vicequestore che definirei normale. Una donna normale, brava, molto brava nel suo lavoro, al punto che i suoi superiori tentano in ogni modo di farla tornare nei reparti speciali, ma lasciare la propria città e il proprio ruolo, è un po’ come lasciare un marito. Una donna lo fa perchè ha delle ottime ragioni e difficilmente (mi spingerei a dire mai ma non in questo caso), torna sui suoi passi. Un giallo giallo, senza scivolate nel noir. Come direbbero in Emilia Romagna, c’è il suo bell’omicidio (vecchiotto a dire il vero, un cold case), che porta ad un omicidio nuovo. C’è la sua bella indagine, condotta ineccepibilmente, c’è questa squadra fresca, con tutte le sue cose a posto, qualche segretuccio, il leccaculo che però non è un cattivo cristiano, insomma, c’è tutto, vuole solo una penna che sappia raccontarlo. Einaudi a quanto pare l’ha trovata. Gridiamo al miracolo? No, i capolavori sono altro o perlomeno diventano tali sulla lunga distanza, ma una che sa scrivere (bene), che sa mettere insieme una storia di quelle che leggi senza che ti vada in circolo l’adrenalina, ma che fai fatica a mollare. Ho letto da qualche parte delle “recensioni” che vedevano riferimenti e omaggi vari ed eventuali al Grande Vecchio, io decisamente no, ho trovato una storia che giustamente mi mostra una Sicilia non stereotipata, in cui la mafia c’è, ma non è di quello che si parla, in cui al posto dei quartieri degradati di Palermo o della “tranquilla” Vigata, c’è una città che vive all’ombra di un vulcano che forse, voci di corridoio, insieme a quella fastidiosa sabbia nera, le imprime un’energia non comune. Benvenuta Cristina Cassar Scalia, una voce nuova che secondo me, ci dirà ancora un sacco di cose.