Cui prodest?

16 Feb

Politicamente scorretta come nella mia natura, oggi parlo del cantante degli Almamegretta. Che senso ha avuto la mossa di presentarsi ad una manifestazione del calibro di Sanremo, vetrina importante e con una sua innegabile risonanza (se mi passate il gioco di parole), per poi dichiarare la defezione per motivi religiosi del cantante? Per come la penso io, nella vita di un essere umano ci sono cose che devono trovare integrazione nel massimo rispetto di e da chiunque, in primis il sesso e la religione. Trovare integrazione significa letteralmente che devono essere diritto inalienabile della persona e contemporaneamente non interferire creando “disturbo” nella vita degli altri.

Fatta questa premessa, e stabilito che di sesso parliamo un’altra volta, oggi mi concentro e faccio della dietrologia sulla scelta di ammettere al Festival un gruppo il cui cantante solista non avrebbe potuto essere sul palco in almeno una delle serate.

Mi si dirà che la serata di ieri era fuori gara, che era un omaggio alla storia del Festival, che non era fondamentale. Beh signori mi dispiace ma vi sbagliate. Durante una competizione che si spalma su più giorni, ogni singola apparizione ha un suo peso sui votanti e sugli spettatori – per conferma chiedere ai politici in campagna elettorale – così come un loro peso hanno avuto le presenza di Coleman e Senese. La domanda adesso è perché? Cui prodest? Alla comunità ebraica internazionale che in questo periodo cerca consensi per poter giustificare un eventuale attacco di Israele alla Siria? Alla comunità ebraica italiana che senza alcuna ragione sembra essere un puntello indispensabile alla sinistra? (Ribadisco e ricordo che siamo in campagna elettorale) non fosse altro che in contrapposizione alla destra?

E come vogliamo collocare l’esibizione giovedì sera di Asaf Avidan, acclamato novello capolavoro della natura, guarda caso anche lui ebreo, e guarda caso salito agli onori delle cronache grazie al remix – non fatto da lui – di un suo pezzo scritto la bellezza di quattro anni fa, che ben poco successo aveva ottenuto. Non sono certo un critico musicale, lungi da me attribuirmi competenze che non ho, ma francamente questo testo debolino che può riferirsi a tutto e a niente, cantato con la voce di Donald duck, mi ha lasciata freddina e piuttosto indifferente, salvo farmi chiedere se non siamo diventati tutti un  po’ vittime dell’ex tubo catodico ora tubo e basta, dove a forza di clik si diventa dei.

Ma come hanno detto e ripetuto il buon Fazio e la sua spalla Lucianina, non abbiamo modo di intervenire su eventuali abusi da parte dei call center, figuriamoci se possiamo averlo sui milioni di falangi armate appartenenti ai possessori ed utilizzatori di pc smartphone e simili, che nella maggior parte dei casi ahimè, hanno accesso oltre che al tubo, alle cabine elettorali.

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