Inutili diatribe

Ancora una volta gironzolando in rete resto sconvolta incazzata e oltre, leggendo articoli sulla presunta discriminazione dei disabili. Lo so l’argomento è spinoso, ma perdio, abbiamo una lingua così piena di termini che forse sarebbe il caso di impararla prima di usarla a sproposito. Lo spunto mi viene da questo articolo http://www.wired.it/lifestyle/salute/2014/03/03/genitori-cattivi-quella-ragazza-disabile-blocca-tutta-la-classe/?utm_source=twitter.com&utm_medium=marketing&utm_campaign=wired. Ora esistono diversità, disabilità e situazioni particolari ingestibili. Inutile nascondersi dietro la storia dei diritti. Ci sono le Simona Atzori senza braccia dalla nascita che vive come se le braccia le avesse (riuscissi a fare io metà delle cose che fa lei) e poi ci sono i paraplegici. Sarebbe bello fossero tutti come Alex Zanardi, invece ci sono persone che non possono (per mille motivi) e pretendono di fare come se le gambe le avessero. Sarò crudele non dico di no, mi augurerete figli handicappati o disgrazie a gogò, ma se è un tuo diritto avere un montascale/ascensore/pedane che ti consentano di arrivare dove arrivo io, non puoi pretendere che io non salga le scale perché a te viene negato. Prenditela con lo stato, prenditela con il comune prenditela con chi ti pare ma non con me. Perché il tuo diritto finisce dove inizia il mio e viceversa. Se la disabilità è fisica, si pretenda, tutti indistintamente, che lo stato metta tutti nelle stesse condizioni – anche se a dirla tutta, un ascensore panoramico attaccato al Cupolone un po’ mi farebbe incazzare – e sia data a tutti la possibilità di accesso a servizi e quant’altro, ma senza scadere nel ridicolo e nel paradossale. Se sei su una sedia a rotelle maledetta miseria, non puoi pretendere di fare pattinaggio. Farai uno sport di squadra in cui siano tutti sulla sedia a rotelle, però a quel punto non dire che sei ghettizzato/a. La logica mi dice che non posso far gareggiare un peso piuma con un peso massimo (non contate troppo sulla storia di Davide e Golia che non abbiamo le prove). Diverso non è un giudizio, è una constatazione. Io certamente sono diversa da Caravaggio, sono diversa da Michelangelo, da Isabella Allende da Alessia Marcuzzi e da Barbara D’Urso – grazie a Dio -, qualcuno ha il coraggio di dire che mi sto definendo migliore di loro? Ecco allora se io non mi sogno odi dipingere la Sistina, tu che purtroppo hai un handicap  psichico, non puoi pretendere di fare l’università. E questo non significa che sei peggiore, solo diverso.

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Autore: coleichelegge

Innamorata perennemente incazzata politicamente scorretta inesorabilmente libera

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