Il fiume ti porta via –

1 Giu

COP_pasini_il_fiume_ti_porta_via.inddCon il suo primo libro – Venti corpi nella neve –  Pasini ci ha fatto conoscere Serra, un commissario mica troppo in linea col potere, in un paesino dell’appennino alle prese con degli omicidi che ci riportano alla guerra e ai partigiani, e alle prese con se stesso e quella che lui chiama La Danza, una sorta di vuoto in cui entra nella testa degli altri. Un tipo strano Serra, con una storia d’amore che non si capisce dove andrà a parare, con la bella ma insopportabile Alice. Nel secondo romanzo – Io sono lo straniero – lo troviamo trasferito a fare il passacarte sulle colline del prosecco, sempre più incasinato con tutto. La Danza è il fulcro dei suoi problemi con Alice, o almeno così pare, tanto che la stessa lo fa visitare dal professor Gardini, luminare della psichiatria che suo malgrado è uno dei protagonisti di questa nuova prova. Dico suo malgrado perché è il morto ammazzato su cui Serra, sospeso dal servizio per l’ennesima intemperanza, indaga andando sulle sponde del Grande fiume. Il Po. Cantato e descritto da Giovannino Guareschi, ma non solo, il fiume continua ad esercitare il suo fascino su chi non ci è nato e cresciuto a cavallo (anche a a chi sì veramente). Uh fatemi tornare a bomba, Gardini era stato una vita nella Bassa, era conosciuto come il Re dei matt, fino alla chiusura  dei manicomi con la legge Basaglia, infatti, Gardini era stato il direttore nonché praticamente padrone del manicomio di Colorno. Insomma tornato a Pontaccio, Gardini viene ucciso e Serra va ad indagare. Come di consueto i personaggi che contornano la non autorizzata indagine sembrano davvero usciti dalla penna di un altro tempo, il comandante della stazione dei carabinieri, presenti in numero di due, un panzone ipercattolico baciapile chiacchierone – specie con la stampa – che risponde al nome di Sbezzeguti e vede Serra come il fumo negli occhi, tentando di attribuirsi quelle che gli sembrano mosse vincenti, il maresciallo Donizetti, una macchietta comunista a far da contraltare. E poi c’è Serenella, piena di cicatrici nascoste, che gestisce il Bavtrattovia – così lo pronuncia Donizetti. Un posto dove la musica che esce dal juke box è rimasta, per precisa scelta, quella di molti anni fa. Roberto impara a sentire la voce del Po, una voce che diventa per lui quasi il canto di una sirena, che lo ammalia tanto quanto Serenella. Impara un sacco di cose Serra in questo viaggio, ha la conferma di quanto son piccoli i paesi piccoli, e di quanto sia strana e radicata la gente della Bassa. Impara che i matti non son sempre quelli che stan fuori, che la vita può non essere solo dolore anche quando può fare tanta paura, tanta quanta ne può fare la piena di un fiume che non guarda in faccia nessuno, nemmeno Gesù Cristo in croce.Ha la conferma che lui non fa il poliziotto. Lui è un poliziotto. e poi c’è Mixielutzi, una specie di angelo custode che con il suo grado apre le porte a cui Roberto non potrebbe nemmeno avvicinarsi. Scopre un sacco di cose Serra in questa strana terra che è la Bassa, stretta fra il Fiume e gli appennini. Anche chi ha ucciso il vecchio Re dei Matt. Le scopre tutte imparando se ne avesse avuto bisogno, che dietro ogni volto ogni nome ogni storia, ci sono segreti quasi sempre dolorosi. Ah Volete sapere che cosa succede fra lui ed Alice e come sta la piccola Silvia? E no, per quello vi dovete leggere il libro.

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