Città di polvere – Romano de Marco

11 Giu

9788807031472_quarta.jpg.448x698_q100_upscaleFra gli scrittori di ultima generazione Romano de Marco rientra a pieno titolo fra quelli che non sono più da tenere d’occhio, ma di cui aspettare la prossima uscita. Avete letto Io la troverò in cui abbiamo conosciuto Marco Tanzi e Luca Betti? Sì i due poliziotti della questura di Milano, quello cattivo e quello buono? Se non lo avete fatto datevi una mossa e procuratevelo in fretta, non è necessario averli letti per capire cosa succede in questo, ma sicuramente conoscendo il pregresso ve lo godete di più. (Se poi volete proprio godere, cercate Le prince noir, una raccolta che è un gioiellino) Tanzi è un bastardo, ma è uno che ha trovato la forza di uscire dal buco nero della punizione auto inflitta (dopo aver pagato quello che doveva) e adesso vive come può; portandosi addosso tutto il suo passato come una maglia tatuata. Betti è quello buono, quello che perdona, quello a cui forse mancano un po’ di palle, quello che credeva nelle regole, nelle procedure nell’onestà, e non è andata tanto bene nemmeno a lui. Di cattivi avidi, gente che venderebbe sua madre per una caramella o un tiro di coca, le librerie traboccano, e a quanto pare anche le questure i commissariati e le procure. Le città invece, traboccano di ignavi, di gente che non si accorge di quello che succede, di gente che per superare lo stress per divertirsi per fare soldi per non pensare, si lascia fottere da qualunque nuovo tipo di droga. E più sballi più riesci a star fuori dalla realtà, meglio è. Sì ma meglio per chi? Per chi sulla pelle degli altri ci vive, e ci vive alla grande. De Marco ci racconta una storia sporca che nemmeno la candeggina, una storia che viene da relativamente lontano una storia di corrotti per cui la vita degli altri pesa meno ancora dei famosi 21 grammi. E insieme una storia di coraggio, di onestà e di forza, anche quella di morire. Ci ha confezionato un libro che trabocca di quello che non vogliamo vedere. Lo fa con lo stile che ormai gli è proprio, riuscendo a calibrare linguaggi e atteggiamenti, dosando l’adrenalina come un medico alle prese con un arresto cardiaco, il dosaggio deve essere perfetto o il paziente muore. Un libro che ti tiene col fiato sospeso non tanto per le situazioni ansiogene, quanto per l’incertezza di quale direzione prenderanno i personaggi che quando un autore è bravo, diventano persone. E De Marco bravo lo è davvero.

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Una Risposta to “Città di polvere – Romano de Marco”

  1. romdemar 11 giugno 2015 a 8:55 am #

    Una recensione bellissima, grazie di cuore!

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