Serenata senza nome – notturno per il commissario ricciardi – grazie Maurizio de Giovanni

27 Giu

13256010_10208352328199651_3593019605125302631_nNormalmente i libri di deGio mezzo scrittore (vedi profilo FB) e io aggiungo mezzo poeta, li divoro in meno di 24 ore, lo faccio perché ho paura. In che senso vi chiederete, paura che possa non aver centrato il bersaglio, che per una congiunzione astrale – credo a questo punto impossibile – possa non piacermi. Quindi niente dicevo, ogni nuovo libro lo divoro con il cuore in gola e poi quando mi rendo conto che non si sa come, ogni libro è più bello del precedente, mi rilasso e dopo qualche giorno lo rileggo una o due volte. Una lettura sola non è sufficiente per cogliere tutto quello che c’è dentro. E anche stavolta c’è tanto di tutto dentro, c’è amore, come di consueto, quello di Enrica e Luigi Alfredo che ci tengono incollati a una finestra da anni, c’è l’amore del duca Marangolo per Bianca, pulito come può esserlo un amore senza speranza e di antica data, di un vecchio malato per una giovane contessa sfortunata. E quello triste e rancoroso di Livia, quello opportunista e interessato di Manfred. C’è l’amore di un uomo che è andato a cercare fortuna, trovandola e poi perdendola, per amore della sua Cettina. E a chiudere la lista parziale c’è un amore trasgressivo, di quelli che non sono accettati ancora adesso, figuriamoci ai tempi del Capoccione. C’è la perdita, delle illusioni dei sogni delle speranze, la perdita dell’amore della dignità dell’onore. C’è l’ombra di quello che verrà, o almeno io ce l’ho vista ma ne parleremo alla prossima. C’è il riscatto, pubblico e privato di chi è accusato, di chi vive all’ombra del sospetto. E c’è la speranza, quella lama di luce che ti fa vedere anche nel buio pesto, che ti da la forza di scendere dal letto per quanto pesante e brutto sia quello che ti aspetta. C’è la forza, di uomini e donne capaci di cose tanto impensabili quanto logiche. Della trama non sto a raccontarvi, del giallo in sé per sé nulla da dire, si arriva ad intuire il colpevole ma poi quando arriva la soluzione, ti accorgi che avevi capito metà di quanto c’era da capire. Insomma mezzo scrittore forse, ma de Giovanni è un soprattutto un lettore, legge l’animo umano con la chiarezza di un misto fra uno psichiatra e un prete (uno di quelli veri). Quello che scrive ce l’ha dentro e ce lo regala, conosce, tanto per fare una citazione – che non c’entra o forse sì – miseria e nobiltà che albergano nell’uomo, conosce  capisce e non condanna né giudica de Giovanni, racconta con la delicatezza e la precisione di un chirurgo. Sopra ogni altro, lo fa notare Severino Cesari, padre con Paolo Repetti  di Stile Libero (la collana di Einaudi che pubblica Ricciardi e i Bastardi) a cui questo libro è dedicato, c’è un personaggio che a mio modestissimo parere è il vero alter ego di Maurizio, il brigadiere Maione, che è lui ed è suo padre, quel padre che tutti vorrebbero avere avuto e se si potesse avere sempre.

Va da se che questa non è una recensione, è un immenso grazie ad un autore che va oltre il raccontare storie, va oltre lo scrivere, ad un uomo che nonostante sia più impegnato della Merkel, trova ancora e sempre il tempo di esserci per quelli che, e non potrebbe essere altrimenti, gli vogliono bene.

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