C’era una volta un cazzone, all’anagrafe Rocco Schiavone 7/7/2007

13627253_600722983440884_6999286036847110719_nPremessa: chi come me ha amato Patricia Cornwelll, ad ogni nuova uscita di un autore amato è diviso fra la smania di avere subito il libro fra le mani, e l’orrenda consapevolezza che 99 su 100, avrà l’ennesima delusione, vada tranquillo, la delusione qui non c’è.

Siamo arrivati al dunque, a mio (falsa che non sono altro) modesto parere, il più bello della serie di Rocco Schiavone, il vicequestore romano uscito dalla penna (o dal cuore?) di Antonio Manzini. Ci ha accalappiati con un personaggio antipatico scorbutico politicamente scorretto, stropicciato dentro e fuori,un cialtrone che si fa le canne in questura, che maltratta sadicamente i sottoposti (ma solo quelli cretini, gli altri li maltratta senza sadismo). Uno che ne ha combinate tante che dai e dai, dal commissariato di Roma EUR l’hanno spedito ad Aosta. Indomito nel suo loden e con le sue Clark – usa solo quelle – ha affrontato tranquillo i casi che sono capitati facendosi apprezzare come investigatore e facendoci anche ridere con tante piccole cose, Dalle scarpe (che vi lascio immaginare come possano reagire alla neve della Val d’Aosta, a D’Intino e Deruta, al cui confronto Catarella è un genio assoluto, all’ormai mitica scala Schiavone delle rotture di coglioni. Ma, dai lo sapevate che c’era il ma, c’è un dolore che lo accompagna, uno di quelli che diventano parte di te, che all’esterno dopo un po’ non si vedono più ma dentro sono attaccati ad ogni tuo organo, a condizionare ogni tuo pensiero e ogni tuo gesto. Ho intitolato C’era una volta, perché questo è il romanzo che i Manzini addicted stavano aspettando, ci viene svelato come è morta Marina, quella donna che ha saputo avrebbe sposato pochi minuti dopo averla vista, che lo ha accompagnato anche da morta, quasi come un ologramma che lo aspetta al ritorno dal lavoro, con cui fa conversazione, consapevole di parlare da solo, ma del tutto indifferente. Ovviamente non faccio spoiler, ma vi assicuro che se prima amavate Rocco, da qui in poi proverete un sentimento diverso, più profondo, direi addirittura compassione (nel significato letterale del termine). La cosa interessante dal punto di vista squisitamente letterario, è il motivo per cui il vicequestore è costretto a raccontare tutto, un escamotage che lascerà i più con il fiato sospeso in attesa del prossimo romanzo. E a buona ragione credo di poter dire che Manzini è entrato definitivamente nella rosa dei grandi autori, quelli che non scrivono necessariamente dei capolavori, ma che entrano prima nelle librerie e poi nel cuore dei lettori, piazzandosi in una nicchia da cui difficilmente usciranno.

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Autore: coleichelegge

Innamorata perennemente incazzata politicamente scorretta inesorabilmente libera

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