Il maestro delle ombre – Donato Carrisi fa ancora paura

Quando ho incontrato Donato alla presentazione del suo nuovo romanzo, mi ha detto di aver alzato l’asticella, in9788830439412_0_0_300_80 realtà l’asticella è stata portata a livelli da record e non da record italiano.  Poi vi parlo del libro ma prima volevo soffermarmi sull’autore, o meglio ancora su cosa è capace di trasmettere quest’uomo. Forse è vero che non bisogna mai fidarsi dell’apparenza, avete presente mr. Deaver? Sì sì quello che ha inventato Lincoln Rhyme, magro scavato, insomma che i suoi libri facciano paura è abbastanza logico, o King, il Re, con quel sorriso spiritato ti pare normale che sia perennemente in compagnia dell’Uomo nero. Carrisi no, quest’uomo normale, anzi dall’aspetto mite i toni pacati e un sorriso sincero e cordiale, quest’uomo accogliente te lo immagini al massimo in compagnia della nonna, o mentre racconta le fiabe al suo bambino, e invece ti scaraventa in abissi che fanno una pippa al compianto Maiorca se mi passate il francesismo. In occasione di un altro incontro descrisse in questo modo la paura: immaginatevi soli in casa e di sentire provenire da un’altra stanza o da sotto il letto, un colpo di tosse. Ci siete? Ecco stavolta ha fatto peggio (o meglio insomma, avete capito). Coprotagonista è il buio, quello vero che pochi hanno mai visto davvero. Buio e silenzio, niente tranquillizzante ronzio degli elettrodomestici, niente radio o tv, niente telefoni. No non vale guardare fuori dalla finestra, il black out è totale, niente luci neanche fuori. Chissà se il palazzo di fronte esiste. Piove sicché non c’è nemmeno un vago chiarore di stelle e luna. Cosa scatena quel buio nella gente? Quali azioni si possono fare protetti dall’oscurità? Le peggiori. Marcus, il penitenziere che ben conosciamo nel buio si muove tranquillo, stavolta non sta combattendo il male, o meglio non solo. Sta giocando una partita con se stesso, con l’amnesia che lo ha colpito. Non sa assolutamente cosa stia cercando, perché qualcuno abbia tentato di ucciderlo, dove portino gli indizi che sta trovando come le briciole di Pollicino nel bosco e chi li abbia lasciati. Lo accompagna Sandra, la fotorilevatrice che ha chiesto di lasciare il servizio perché schiacciata dal troppo orrore, qualcuno ha fatto in modo di coinvolgerla. C’è tanto buio in questo romanzo, e c’è tanta inquietudine che se la gioca con la paura, perché quello che Carrisi sa fare meglio, è mescolare la fantasia più turpe a situazioni assolutamente vere, come è vara l’esistenza della Penitenzieria, come è vero il protocollo del black out, com’è vero che dietro ogni porta ci sono stanze che per fortuna, a pochi è dato conoscere. Quindi io vi ho avvisati, lasciatevi accompagnare in una Roma che riconoscerete tra il sì e il no, in un viaggio con destinazione ignota e preparatevi a sobbalzare quando vedrete la stazione di arrivo.

 

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Autore: coleichelegge

Innamorata perennemente incazzata politicamente scorretta inesorabilmente libera

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