Eppure un filo c’è da Ricciardi a I Guardiani – Viaggio nella mente di de Giovanni

A suo tempo ci ho provato, in casa giravano i Gialli Mondadori ed è entrato qualche Urania, poi più grande ho provato con i mostri sacri Asimov  Dick ma niente, la fantascienza non mi ha mai preso. Quando ho sentito parlare di questo genere per il nuovo romanzo di deGio ho avuto uno svarione. Indovinate da soli com’è andata a finire? Bravi, il secondo svarione l’ho avuto quando sono arrivata alla parola fine. Inchiodata come una farfalla dallo spillo. Sarà per il professore ciancicato (stropicciato in italiano, ma non rende), questo Marco Di Giacomo che fa da padre alla nipote, che ambisce a tenersi la sua cattedra più per avere accesso alle biblioteche che per gli studenti, che cerca riscontri punti di contatto e verifiche alle sue ipotesi? Sarà Brazo, il suo assistente che per forza di cose è un pochino sbiellato anche lui, che poi come fai a non restare affascinata da un nome così (un nome antico da quanto ho capito, molto usato per gli adottati partenopei). O forse ancora e sempre Napoli, più affascinante che mai, di cui Maurizio/cicerone ci svela segreti che non avremmo mai immaginato, lo dice spesso che è una città stratificata, ma qui andiamo oltre, siamo in epoche e territori credo mai esplorati. Sì lo so che ci sto girando intorno, ma credetemi se vi dico che raccontare della trama senza rovinare il piacere di scoprire tutto pagina dopo pagina. Quindi veniamo al dunque, fantascienza? Sì, c’è ma è talmente plausibile la storia che anche chi non ama il genere, accetta tranquillamente il racconto. Spazio, inteso come spazio fisico in cui ci si muove, e tempo inteso come ieri, milioni di anni fa o eoni che non riusciamo nemmeno a immaginare. Il bene e il male certo, ci sono anche loro, solo che è praticamente impossibile distinguere chi siano i buoni e chi i cattivi. E rimane forte il dubbio che forse i cattivi non ci siano. Ok, non mi dilungo in nessun tipo di analisi perché i pezzi nei blog devono essere brevi, ma soprattutto perché volendo davvero parlare di questa storia, che per inciso è la prima di una trilogia, dovrei scrivere un libro e non ne sono capace. Una prova d’autore nel vero senso della parola, forse ha ragione de Giovanni quando si definisce un raccontatore di storie, fuori o meglio capace di entrare, in tante storie che esulano dalla catalogazione, che sono un concentrato di mille cose. Credo che sia difficile smentirmi se dico che sulla scena della letteratura nazionale (che insomma conosco benino), de Giovanni rappresenta una felice ed unica eccezione. Quando si sceglie di leggere un autore in genere si sa che tipo di storia si stia andando a scegliere, con lui no. Non delude qualunque cosa racconti e se lo stile è riconoscibile, è capace di stupire con la naturalezza di un gatto che fa miao.

 

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Autore: coleichelegge

Innamorata perennemente incazzata politicamente scorretta inesorabilmente libera

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