Una furia dell’altro mondo – intervista con Lisa de Nikolits – blog tour –


Tornano Le Assassine, sempre al femminile, sempre alla ricerca di autrici da far conoscere in Italia. Questa volta la “scoperta” è una scrittrice canadese, Lisa de Nikolits. Del romanzo parleremo in seguito, nel frattempo, apriamo il blog tour con un’intervista in cui cerchiamo di conoscere meglio un’autrice a cui sicuramente ci affezioneremo. Le prossime tappe da non perdere.
27.03 – Recensione in anteprima a cura de La bottega del giallo
30.03 – I personaggi a cura di Milanonera
02.04 – Il purgatorio e non l’inferno. Un’insolita ambientazione per un thriller? A cura di Contorni di noir

D: dovendo descrivere ai lettori che non ti conoscono un genere in cui inserire i tuoi romanzi, quale useresti?
R: definirei i miei romanzi dei thriller che fondono aspetti del genere nero e di suspense con aspetti propri del “realismo magico” (https://en.wikipedia.org/wiki/Magic_realism) https://it.wikipedia.org/wiki/Realismo_magico
D: A proposito di un suo romanzo precedente hai dichiarato che ogni personaggio è una sorta di omaggio a dei fantasmi che ti sono apparsi visitando un campo di prigionia. Puoi spiegarmi il tuo rapporto con lo Spirito?
R: Io ho avuto una educazione cattolica, e lo sono ancora, però con il tempo mi sono interessata più agli aspetti spirituali che a quelli propriamente religiosi. Con la spiritualità arriva anche una sensibilità verso il sovrannaturale. Ho studiato l’antico paganesimo, le mitologie greca e romana, le religioni e le filosofie dei vari paesi. Ho una attenzione tutta particolare per le persone che sono vissute su questa terra e poi se ne sono andate. Non riesco più a visitare dei luoghi di prigionia perché ne sono troppo turbata: mi sconvolge l’avvertire mute testimonianze delle sofferenze che si sono consumate in quei luoghi. Ho sempre avuto una relazione un po’ complicata con il Cattolicesimo: una volta mi è stato chiesto di allontanarmi dal confessionale senza assoluzione, perché non ero d’accordo con il prete nel considerare certe cose “peccati”. Ho sempre discusso con suore e preti, perché ero alla ricerca di spiegazioni e motivi per poter credere. Detto questo, ho quello che considero un rapporto molto deciso e stabile con le divinità spirituali e mai mancherei loro di rispetto o mi comporterei in maniera non rispettosa. Talvolta scherzo un po’ con la religione ma non sono mai irriverente, anche perché sono troppo riconoscente ai miei angeli e divinità.
In Una furia dell’altro mondo abbiamo Grace, il personaggio che ogni tanto si dissolve. Grace è un omaggio a un mio amico che ha lasciato questa terra troppo presto. E Beatrice “venne” da me in una casa abbandonata – o meglio, forse è più giusto dire che fui io ad “andare” da Beatrice – perché ho visitato la sua casa abbandonata e ho sentito la sua presenza, (in effetti, ho visitato ancora di recente quel posto e ho sentito che Beatrice è molto contenta de Una furia dell’altro mondo)
Nel mio prossimo lavoro – The Occult Persuasion and the Anarchist’s Solution – c’è una bambinaia maligna che ho “ incontrato” mentre visitavo un asilo abbandonato in Australia. L’ispirazione per Between The Cracks She Fell viene dalla visita a un campo di prigionia abbandonato, che poi è diventato una scuola Islamica
D: nei tuoi romanzi, o almeno in alcuni, pur avendo ambientazioni e storie molto diverse, è predominante una sorta messaggio “morale”. Ce l’ho vista io o effettivamente è così?
R: Oh sì, hai ragione. In effetti mi piace rubare qualche lezione dai personaggi che più mi piacciono. Uno di questi è Cedar Mountain Eagle, e spero di aver fatto mio qualcuno dei suoi messaggi. Confesso che in generale non ho un’opinione particolarmente positiva del genere umano – mi sembra che la ricerca del potere e la corruzione prevalgano nettamente su cortesia e comprensione – nei miei libri cerco di cambiare questo stato di cose, ed è per questo che i buoni vincono. Sì, in ognuno dei miei lavori, per quanto cambino gli aspetti sociali o le condizioni di crisi, tento di mostrare che fede, ottimismo e coraggio possono cambiare il mondo, in meglio.
D: L’altro tema che mi sembra dominante è che le protagoniste, molte donne, attraverso esperienze diverse partono da dei fallimenti per poi arrivare in qualche modo a trovare la realizzazione di quello che sono in realtà. Pensi che le donne abbiano raggiunto in generale una consapevolezza di sé o che la strada sia ancora lunga?
R: penso che ogni vittoria che si ottiene nel raggiungere la consapevolezza di sé, piccola o grande, vada considerata un successo. E questa vittoria può consistere nel superamento di una sfida personale, o in qualcosa che coinvolge una quantità di persone intorno a te. La vita è una cosa così incasinata, e io cerco di far vedere che anche quando si fanno degli errori c’è sempre un modo per risollevarsi e ricominciare. Quand’ero giovane credevo che la vita fosse come una strada dritta, bastava mettersi in cammino e andare. Ma ovviamente non è così, ci sono alti e bassi, brutto tempo, errori, depressioni. In ogni momento devi fare una scelta, o ti adagi sui fallimenti e ti autoflagelli (il che secondo me è una spiegazione Pavloviana per un cattolico!) o ti dai una mossa e scopri che in realtà ci sono sempre nuove opportunità. Se poi sei il personaggio di una storia, allora puoi anche goderti una gustosa vendetta. Non voglio dire che tutti dovremmo fare come Julia in Una furia dell’altro mondo, ma certamente, mi sono divertita a sbizzarrire la fantasia attraverso di lei.
Penso che la strada sia ancora lunga, per le donne. Abbiamo fatto grandi passi avanti ma mi rattrista vedere che ci sono sempre nuovi problemi, il dare sempre più importanza agli aspetti materiali, la voglia delle giovani di essere come Kylie Jenner (attrice ed influencer americana) ed essere sui social media, la dicotomia tra la nostra vita reale e quella virtuale, la perdita di spiritualità. Per quanto mi riguarda, tengo un profilo basso, tengo giù la testa giù e mi concentro su quello che scrivo, cercando di fare, per quel che posso,la differenza, con rispetto per me stessa e per gli altri.

D: sei nata in Sudafrica e hai vissuto un po’ in tutto il mondo, c’è una “cultura” che ha influenzato più delle altre il tuo stile?
R: sono cresciuta in Sud Africa durante il periodo dell’apartheid. Ho avuto la fortuna di poter votare per Nelson Mandela e lui è stato, senza ombra di dubbio una persona che ha maggiormente influenzato la mia vita e la mia scrittura. Come ha fatto quest’uomo a uscire da dopo tutti quegli anni di prigionia senza rancori e senza voglia di vendicarsi ? Come ha fatto a rimanere così puro ? Per due volte sono stata nella cella dov’era lui, e per due volte sono scoppiata a piangere. Per me resta un esempio di come la bontà è in grado di avere la meglio anche in un mondo di rancori ineguaglianze e dolore. In Australia non sono stata bene. Il Sud Africa era una terra lacerata ma anche un posto dove la gente è profondamente amichevole (anche se può sembrare paradossale). Per esempio, quando cammini per strada, scambi dei saluti anche con la gente che non conosci, “ciao, come va?” In Australia non è così, quando salutavo le persone nei negozi, mi guardavano con sospetto, quasi che salutarsi fosse una perdita di tempo: un tassista australiano una volta mi accusò di rubare loro il lavoro. E allora mi spostai in Canada, dove la gente è cortese. Non amichevole come in Sud Africa, ma educata anche se riservata. Quando incontro qualcuno del Sud Africa, è bello perché possiamo fare casino e abbracciarci e il nostro incontro emana energia. Sebbene sia stata colpita dalla rudezza degli Australiani, un po’ mi è stata utile per capire come si sente ad essere straniero, a non essere accettati, non voluti. È stata una esperienza molto importante per me. Ho anche vissuto a Londra per un po’ e mi mancava Toronto . Assurdo, chi ha voglia di vivere a Toronto dopo essere stata a Londra? A quanto pare io. Sono tornata indietro ed è stata la cosa migliore che potevo fare. Torno spesso in Australia perché la mia famiglia vive lì e da questi viaggi ricavo molte idee per i romanzi. Infatti il mio prossimo libro, The Occult Persuasion and the Anarchist’s Solution, si svolge a Sydney.

D: sei laureata in lettere e filosofia, chi sono i tuoi autori di riferimento o preferiti (sia del passato che del presente)?
R: ho tratto ispirazione da tanti scrittori, ho sempre voluto essere una scrittrice, sin da quando ero una bambina e fin da allora, negli anni ’70, cercavo di capire il processo di scrittura che aveva richiesto dalla creazione di quel libro. Ogni volta che leggo un libro, penso a come lo scriverei io, immagino di essere io quello scrittore. E se mi piace un libro, ne immagazzino gli aspetti fondamentali, sperando un giorno di riscrivere – forse – la mia versione di quel libro: è quasi come se usassi quel libro come uno spunto, uno spunto che mi suggerisce di andare avanti e di scrivere la mia versione di quello. Una cosa che mi affascina è come gli scrittori usano il linguaggio figurato. Come fa lo scrittore a coinvolgere il lettore? E la caratterizzazione dei personaggi? Come si suscitare l’interesse del lettore per un personaggio? Ci immedesimiamo solo nei personaggi che ci sono simili o preferiamo i personaggi che ci sono antitetici, quasi a immaginarci come sarebbe un’esistenza completamente differente?
Ho fatto sempre fatica a prendere sonno e mi ricordo mia madre, si lamentava che le costavo una fortuna, con tutti i libri che leggevo di notte. Ho divorato tutto quel che scriveva Enid Blyton (scrittrice inglese del secolo scorso contestata per il presunto razzismo sessismo e xenofobia ndr) So che oggi i suoi lavori sono ora messi in discussione per il loro razzismo (e sono d’accordo).
The Faraway Tree era uno dei miei favoriti. “Quando i bambini si arrampicano sul Faraway Tree scoprono che questo è abitato da esseri magici”. Diventano amici di alcuni di questi, in particolare Moon-face e Silky. Sulla cima dell’albero scoprono una scala che li porta a una terra magica. E ora io mi chiedo: non è che The Faraway Tree è il seme da cui è nata Una furia dell’altro mondo? Un luogo di “realismo magico” dove anch’io mi ritrovo con amici e incontro gente strana.
Mi hanno permesso di lasciare il lavoro, così sono adesso in una specie di piacevole limbo e forse tornerò a un posto felice della mia infanzia e deciderò lì di creare il mio Faraway Tree: solo che è il purgatorio in un aeroporto !
Secondo me J.K. Rowling è della stessa pasta di Enid Blyton, con la sua creazione di un mondo dove tutti vogliamo rifugiarci e, come per Enid Blyton, le descrizioni dei pasti fatte da J.K. Rowling fanno venire l’acquolina in bocca e meritano di essere letti solo per questo.
Anche le sorelle Brontӫ hanno avuto una enorme influenza su di me. Secondo mec’era un forte, silenzioso erotismo in Cime tempestose, una tensione sessuale che mi ipnotizzava. Alcuni hanno visto la relazione tra Cathy e Heathcliff come incestuosa, avvelenata, affetta da codipendenza, del tutto platonica, ma io non sono d’accordo! Erano lì, soli nella triste, fredda, ventosa brughiera, bruciati dalla passione.
L’altro grande testo che ha influenzato il mio modo di scrivere è stato Un albero cresce a Brooklyn di Betty Smith. Il suo triste pathos, la cruda fragilità e l’importanza del sentimento sono tutte dentro di me, come autrice. Quando ero in Sud Africa, mia zia dal Canada mi portava tutti i libri di Anna dai capelli rossi, e io amavo Anne.
Anche Cry, The Beloved Country di Alan Paton, la Storia di una fattoria africana diOlive Schreiner e tutti i lavori di Sylvia Plath sono stati fondamentali per il mio modo di scrivere.
Studiare Letteratura Inglese è stata sia una benedizione che una sfortuna. Avrei voluto ricorrere anche a corsi di scrittura creativa. Tornando a quei giorni, avevamo solo lo studio della letteratura e io avevo due professori all’ Università del Witwatersrand a Johannesburg. Uno mi diceva che il mio modo di scrivere era “banale”, l’altro diceva invece che avrei dovuto continuare a scrivere, che avevo un grande talento. Sono molto contenta di non aver ascoltato il primo. Altri miei scrittori preferiti sono Annie Proulx, Lionel Shriver, Per ultimo il cuoredi Margaret Atwood, Harry Crews e John Steinbeck. Ma leggo qualsiasi ed ogni cosa, e leggo sempre!

Autore: coleichelegge

Innamorata perennemente incazzata politicamente scorretta inesorabilmente libera

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