Quando hai voglia di dire ma il tempo è tiranno – Lansdale Deaver e Crovi tutti in una volta

Ancora Hap e Leonard ancora sopra le righe, per protesta per denunciare un sistema che va avanti indisturbato da decenni, da sempre direi. Un’altra storiaccia che vede buoni e cattivi scambiarsi i ruoli senza soluzione di continuità. Personalmente sono un po’ sufa di sentir parlare di razzismo, in qualunque modo me lo raccontino, ma Lansdale riesce a farmela andar giù. Sarà perchè Leonard, sia pure (spesso), sia troppo (tutto), alla fine insieme al socio riesce a farsi perdonare.

Leggo commenti del tipo “non è più il Deaver di una volta” “troppo tecnico” e altre simili amenità, ora non posso fare la sintesi che ho in mente perchè sarebbe un clamoroso spoiler, e io non ne faccio, però facciamo così, avete presente quei disegni che ne contengono altri 8 che vedi solo se cambi prospettiva? Quelli dove vedi un vaso o due volti uno di fronte all’altro? Ecco, Il taglio di Dio (pubblicato da Rizzoli) è esattamente così, sembra una cosa e poi scopri che potrebbe essere quello ma anche qualcos’altro e alla fine quel qualcosa e anche quell’altro, sono esattamente le facce di un diamante tagliato alla perfezione, per riflettere la luce nel modo migliore possibile. Il romanzo è esattamente questo, un diamante con un taglio mai eseguito, può lasciare perplessi il primo decimo di secondo, ma i riflessi che lancia quando lo colpisce la luce è assolutamente speciale e fantastica.
Provare a spiegare chi è Luca Crovi è impresa ardua, è un giornalista è laureato in filosofia è autore di saggi è fumettista (in tutte le accezioni possibili), insomma è uno che ne sa, ne sa tante. Il perchè abbia voluto scrivere una non fiction, L’ombra del campione ispirandosi, anzi impersonando De Angelis (autore che in qualche modo subì la censura del fascismo) e scrivendo del suo personaggio, il commissario poeta De Vincenzi, va cercato forse nel suo amore per Milano, una città di cui si crede di conoscere tutto e si scopre che c”è ancora qualcosa che non si sa. Un romanzo con dentro tante storie, in primis quella di Peppino Meazza, di tanti profumi odori suoni e voci, una Storia bella (sulla capacità narrativa non c’è niente da dire, vedi biografia), che riporta indietro a una città e una società che non esiste più, ma che in fondo sarebbe bello ritrovare.

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La sedia del custode – Un noir in salsa islamica


Parlare di un libro che attraverso il noir parla di religione è difficile, ancor di più se la religione in questione è l’islam. Oddio lo sarebbe anche se si trattasse di cristianesimo ma forse, preso atto di quello che è successo all’islam negli ultimi decenni è qualcosa che tocca tutti. Il romanzo è un racconto corale che da voce a tutte le “correnti”, ogni accadimento ci viene raccontato dai protagonisti che sono nè più nè meno che lo specchio di quante sfaccettature abbia la religione. Per fare un paragone comprensibile a chi non abbia dimestichezza con una delle tre religioni monoteiste, diciamo che il Corano, così come la Bibbia, è diviso in versetti (sure) e ovviamente i precetti che vi sono contenuti coprono qualunque aspetto della vita umana. Come per il cattolicesimo, molta parte dei fedeli, per le ragioni più svariate ma probabilmente riconducibili tutte al bisogno di avere un riferimento superiore, citano e si attengono ai versetti, avendoli imparati a memoria dagli imam o dai preti, del tutto incapaci di andare oltre l’interpretazione data. Un paese a sè stante il Marocco rispetto al nord Africa, un paese in cui le leggi sono molto poco legate alla religione, ma che, come ci racconta Rita, negli ultimi trent’anni ha subito una regressione terribile. Rita fa la giornalista a Casablanca, è stata cresciuta da una madre legata alle tradizioni islamiche (che sono ahimè molto simili a quelle cattoliche, c’è solo uno sfasamento temporale). Nonostante la madre è cresciuta donna libera, libera dal velo, libera di aver rapporti con gli uomini libera di vestirsi truccarsi leggere e lavorare. Segue un caso di omicidio che per la polizia è palesemente opera di un terrorista, uno che uccide chi sgarra dai precetti del Corano. Le altre voci con cui la Trabelsi mette a confronto le varie facce dell’islam, sono quelle del commissario della figlia di Rita e del terrorista omicida. Un’operazione complessa quella della scrittrice marocchina, raccontare i tanti volti dell’islam, denunciare la strumentalizzazione di una religione per (fra le altre cose), sottodimensionare la figura della donna. Un percorso all’indietro che ahinoi, l’occidente ha sottovalutato e forse anche agevolato, quando nel lontano 1979 e proseguito poi con l’invenzione dei talebani. Un romanzo che è un inno alla libertà e nello stesso tempo si spera, un punto di ripartenza che è quasi sempre una garanzia. Le donne
Non perdetevi
la recensione a cura di Contornidinoir il 30/9
l’intervista all’autrice di MilanoNera

una riflessione sui personaggi de La bottega del giallo

La sedia del custode
Ed. Le Assassine

Dice: è la morte sua. Quella del tortellino è evidentemente nel brodo

Primo romanzo (pubblicato da una CE importante (i precedenti me li sono persi, chiedo scusa e cercherò di rimediare), di Filippo Venturi che di suo è un ristoratore, o meglio un oste, bolognese e come tale un po’ fissato. Non è che gliene puoi fare una colpa, è una cosa genetica. Il protagonista del suo romanzo è a sua volta un oste,
e chi ama i gialli non può fare a meno di pensare a Massimo, il barrista di Pineta. Lui, il toscano, dopo le 11 del mattino si rifiuta di servire i cappuccini, da Emilio Zucchini detto Zucca, scordatevi di mangiare i tortellini al pomodoro. Il tortellino, come da titolo, muore nel brodo e non si deroga – a dire il vero, durante la presentazione di sabato a Milano, sulla Terrazza Red Bull, lo stesso autore ha dichiarato (secondo me incautamente), che al limite limite, si può osare con la panna, ovviamente dissento moltissimo -. Detto questo comunque, parliamo del libro, ne succedono di ogni, una concentrazione di sfighe come capita raramente, cioè dai, due di loro che decidono di approfittare di uno sciopero, per rapinare la stessa filiale della stessa banca alla stessa ora dello stesso giorno, ce ne vuole eh, e il povero Zucchini che, per fortuna, assiste inconsapevole a qualcosa di fondamentale per la soluzione del caso, che non è la rapina ma il rapimento conseguente della sua figlioccia (il come ne consegue ve lo scoprite leggendo il romanzo), ma naturalmente non viene creduto e rischia di brutto. D’altra parte, lo sapeva, non gli veniva la sfoglia come avrebbe dovuto, e si sa che i presagi sono importanti. Ok, non è il capolavoro dell’anno, c’è forse qualcosina da limare, ma davvero è scritto bene, è rocambolesco quanto basta e le esagerate coincidenze che si susseguono, alla fine non sembrano nemmeno tanto esagerate, perchè Venturi le mette insieme un pezzetto alla volta, fino a farti pensare che in fondo, sono perfettamente plausibili. E come dico sempre, se un romanzo si fa leggere in un paio di giorni lavorativi, vuol dire che dei meriti li ha. Ti aspettiamo al prossimo, certi che sarà un altro bel libro con cui passare qualche piacevole ora.

Dopo undici anni, L’oro dei Medici brilla ancora

Era il 2007 quando venne pubblicato quello che era il primo di una nutrita serie di romanzi storici a venire (non l’esordio dell’autrice), dopo undici anni, Tea pubblica la prima edizione digitale di un romanzo in cui si mescolano Storia avventura e giallo, ingredienti che Patrizia Debicke Van Der Noot, utilizza con maestria e competenza per servirci piatti raffinati. Nello specifico ci racconta del complotto ordito ai danni del granduca Ferdinando I, i cui figli vengono rapiti, ed è su questo rapimento, sulla ricerca dei mandanti e la loro salvezza che si dipana il romanzo. Come da titolo ovviamente, i protagonisti sono in realtà la ricchezza e le lotte palesi o intestine per il potere e il denaro, cose che ai Medici, non mancavano di certo. La Debicke, instancabile macchina da guerra, (provate a starle dietro durante un qualsiasi Salone o Festival e vi chiederete dove diamine trova l’energia) appassionata di Storia e di gialli, ha messo insieme le sue passioni e il suo talento per la narrazione, dando vita a romanzi che ti riportano tout curt in secoli lontani e atmosfere antiche. Il sapiente mescolare personaggi realmente esistiti e fatti accaduti, con personaggi di fantasia e accadimenti immaginati, rende i suoi romanzi estremamente godibili, anche per chi, magari lontano dal romanzo storico, ama le trame gialle che imbastisce con estrema precisione. Il consiglio è di prendersi qualche giorno, una poltrona comoda, e di lasciarsi trasportare fra la Toscana e la Corsica, fra le stanze di splendidi palazzi e navi da cui combattere epiche battaglie.

Parliamone prima che – “Fa troppo freddo per morire”

Qualche mese è passato dall’uscita, ma tanto non è che leggiamo a cottimo, sicchè ne parliamo adesso. Una Torino fredda, ma fredda fredda, con la neve e i marciapiedi che luccicano di ghiaccio, un tizio strano, ex poliziotto ex marito ex padre, l’unica cosa che non gli manca, sono i nemici. A onor del vero ha anche qualche amico il nostro Contrera. Sono quasi tutti nella cerchia degli extracomunitari che popolano quasi per intero la Barriera di Milano, un quartiere periferico dove lo straniero è la norma, come del resto in quasi tutte le periferie estreme (indipendentemente da chi le abita). A farla da padrone nel quartiere è il malaffare, droga prostituzione gioco e chi più ne ha più ne metta, e inevitabilmente, con questo deve fare i conti la gente per bene. In mezzo a questo posto che è quasi un confine, si deve muovere il nostro detective, per ritrovare il nipote di Mohamed che, accusato di omicidio, è scomparso. Contrera non è un personaggio nuovissimo, nel senso che ormai inventarsi qualcosa di nuovo è credo impossibile, ma decisamente ben riuscito. Le atmosfere sono centrate, il freddo del titolo c’è tutto, sia quello atmosferico che quello interiore di Contrera, un freddo distacco, la sfiga non ci è andata leggera e lui ci ha messo del suo, ma che ha lasciato intatto il senso dell’umorismo, che diventa una specie di ancora di salvezza, e non ne ha intaccato l’umanità. Niente di eccezionale, ma l’umanità insita in chiunque non sia un sociopatico, un uomo normale che affronta situazioni particolari. Una scrittura fresca e pulita, che scorre liscia portando il lettore fino in fondo con buona soddisfazione, affrontando fra l’altro, un tema difficile e attualissimo come l’integrazione, raccontata in tutte le sue difficoltà, senza indulgere a derive buoniste e ipocrite, ma raccontando il brutto e il buono che sono insiti nell’essere umano. Christian Frascella, che prima di darsi al noir ha scritto dei romanzi per ragazzi, si rivela, per me che non lo conoscevo, davvero una bella scoperta

Il presidente è scomparso – Patterson e Clinton sorpresa col botto

Amo moltissimo James Patterson quando scrive da solo, in coppia, ma accade per molti autori, resto sempre un po’ delusa, certo il nome in accoppiata non è un nome da poco, insomma, anche se ex rimane pur sempre uno che è stato presidente degli stati uniti e che ha rischiato quello che rischia il protagonista del romanzo. L’impeachment, parola che da qualche tempo è tornata a sentirsi spesso. Ma non divaghiamo, stavolta di delusione non c’è traccia, le ragioni per cui il presidente Duncan è sotto accusa, sono gravi, gravissime, è accusato di aver trattato personalmente con un terrorista dell’Isis e non averlo fatto arrestare, sulla trama qui mi fermo. La partenza è lenta, ma onestamente è l’unica critica che si può fare a questo romanzo, che dopo le prime 30 pagine, si beve di un fiato, 460 pagine in due giorni scarsi. Adrenalina allo stato puro e uno scenario che definire apocalittico è riduttivo, il bello è che nella sua enormità, senza neanche dover sforzare la fantasia, potrebbe presentarsi in qualunque momento. E allora c’è da augurarsi che se dovesse mai accadere, al posto di Duncan ci sia un uomo come lui, con lo stesso acume, la stessa umanità, e se vogliamo anche quel pizzico di fortuna che lo aiuta. Fra l’altro di inventato c’è proprio poco, le situazioni raccontate, che sembrano impossibili, sono in realtà tutte procedure pochissimo o mai usate, ma assolutamente previste. Niente, prima che le novità editoriali ci sommergano, prima che non ci sia più il tempo perchè incombe tutto, regalatevi qualche ora e godetevi dalla prima all’ultima pagina questo gioello

Titolo Il presidente è scomparso
ISBN 9788830450523
Autore Bill Clinton, James Patterson
Collana I MAESTRI DELL’AVVENTURA
TemiMaestri dell’Avventura
Dettagli Cartonato
N° di pagine 496
€ 22.00

A proposito di razzismo – parliamone con un libro – Cristiani di Allah

Lo avete letto? Nel caso non lo abbiate fatto, rimediate, rimediate subito, così quando vi verrà voglia di mettervi alla tastiera e digitare come forsennati sull’ignoranza degli altri, usando immagini frasi e ridicole scemenze, magari vi fermate un attimo e riflettete. Leggo ogni giorno – troppe volte al giorno ahimè – che dovremmo ricordarci di quanto noi bianchi cattivoni abbiamo sfruttato l’Africa. Ora, siccome non sono nè una negazionista nè una revisionista, non nego che gli europei ne abbiano fatte di ogni, ben imitati dagli americani per altro, ma non è questo il punto. Il punto è, e lo scoprirete o vi tornerà in mente quello che dovreste aver studiato, leggendo Cristiani di Allah, che state dimenticando la Storia. Carlotto voleva parlare di omosessualità, i protagonisti sono una coppia di uomini costretti (come tanti) ad abiurare per poter vivere la loro vita. Certo sottostando ad alcune regole di facciata, ma tutto sommato tranquilli. Secondo me, ma si sa che ognuno nei libri ci trova cose che non necessariamente l’autore aveva in mente, non è venuto fuori un gran servizio alla causa, nel senso che uno dei due è evidentemente innamorato (e in quanto tale fedele), mentre l’altro, pur dichiarandosi innamorato, va allegramente in giro a fare sesso per amore di bellezza (diciamo così). Su questo fatto mi sono già espressa, è l’esatta dimostrazione che come fra gli etero ci sono persone capaci di amare e altri meno. Ma c’è un aspetto storico in questo libro, che sempre a mio parere andrebbe approfondito. Lo schiavismo. Le descrizioni che Carlotto fa, ovviamente documentato come sempre a prova di bomba, del mercato degli schiavi, di come e perchè poteva capitare che si finisse in quel mercato. Valutati come bestie al mercato, in base al peso alla necessità del compratore alle caratteristiche iconografiche legate alla provenienza e ai propri talenti, sono eccezionali. Gli schiavi e le schiave, non hanno colore. Non sono i poveri neri sfruttati, no, sono africani olandesi francesi italiani. Sorpresa eh, vi eravate dimenticati che lo schiavismo ha radici molto più lontane di quelle che vi ricordavate – e sono buona non mi spingo all’impero romano e oltre – Lo so ho un po’ deviato dal solito e del libro vi ho detto poco, ma anche a questo servono i libri, soprattutto quelli di autori garanzia come Massimo Carlotto, a dare spunti di riflessione, ad andare a fondo di tanti argomenti, in buona sostanza a stimolare il pensiero.