La ragazza che chiedeva vendetta – Alex nero è pronto a scoprire la verità

Una morte accidentale di quelle che potrebbero rovinare carriere scolastiche futuro e buon nome delle famiglie. Una vita finita e la storia sembra dimenticata. Ma se noi dimentichiamo il passato lui non dimentica noi e torna in modi e tempi che non immaginiamo. Noi non li immaginiamo, ma lo fa egregiamente Pierluigi Porazzi, in libreria con il quarto romanzo che vede protagonista Alex Nero, è già tornato da un po’ a dire il vero (con un cambio di Casa Editrice) ma io ve ne parlo oggi. Un giallo bello pulito, senza protagonisti e digressioni inutili, asciutto senza essere scarno. Un autore che a mio parere meriterebbe molto più spazio nel panorama letterario italiano ma anche straniero, che sa tenere il lettore inchiodato alle pagine dosando sapientemente la narrazione i colpi di scena ed i flashback. Il romanzo si snoda a partire dall’omicidio di un chirurgo estetico e prosegue poi con degli omicidi che sembrano del tutto senza spiegazione, le ipotesi degli inquirenti diventano più inquietanti di pagina in pagina fino all’inaspettata conclusione. Le reazioni dei lettori (almeno quelle che ho sentito io, sono entusiastiche e personalmente concordo assolutamente). La ragazza che chiedeva vendetta ha diritto di avere giustizia e il modo migliore di dargliela è leggere la sua storia.

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Lo stupore della notte – è tornato Piergiogio Pulixi

Sì lo so che ormai lo avete letto, è uscito da una settimana figurati se voi maniaci che frequentate questa pagina non ve lo siete bevuto divorato e qualcuno fatto in vena, ma io ve ne devo parlare lo stesso. Allora dicevamo, Pulixi lo conosciamo, è uno che col noir intimistico (di Vito Strega) o quello più spietato e pulp (di Biagio Mazzeo), o anche con quel delizioso personaggio femminile che ci ha presentato un po’ di striscio (Carla Rame), ci va a braccetto e lo porta dove vuole ma stavolta definirlo noir o thriller o comunque definirlo, sarebbe riduttivo. Una Storia tesa tesa (vi dico solo che per qualche giorno ho temuto che lo chiamassero i carabinieri o la polizia). Una Storia che insinua la paura nella mente del lettore, lo fa con una sottigliezza narrativa (che forse immagino ma è il bello dei libri), portandolo nei casermoni popolari occupati, nelle piazze che punteggiano la circonvallazione di Milano e poi via via fino alle lussuose terrazze vista Duomo o ai locali della primissima periferia. Insinua la paura dicevo, perchè in quegli appartamenti occupati, nelle moschee clandestine che abbiamo (noi che a Milano ci viviamo), sotto casa, il più delle volte senza saperlo, agli immigrati musulmani integrati, si mescolano uomini e donne che odiano in silenzio, che aspettano solo il momento di poter sterminare quella gente che ha prodotto e venduto le bombe che hanno straziato i loro figli, fratelli, vicini di casa. Una paura che Rosa Lopez, dirigente dell’antiterrorismo tenta di arginare, agendo nel silenzio come fa il nemico, una donna che chi ha già conosciuto non dimenticherà e chi ancora non la conosce, non potrà fare a meno di amare. Il romanzo, perchè questo è, lo ripeto, un romanzo a tutto tondo, mi ha fatto pensare ad autori come Forsyth Ludlum Follett, quelli dello Sciacallo per capirci, quelli che ti tenevano inchiodato. Lo so che molti non sanno di chi sto parlando, avete ragione (si fa per dire), è roba vecchia, ma è di quella che a distanza di venti trent’anni, chiunque ami la lettura riconosce come classici in ogni parte del mondo. Niente, mi fermo qui perchè dovrei parlarvi del Lovers Hotel, di una storiaccia legata alla ‘ndrangheta e della favolosa play list creata per accompagnare il romanzo, che non è una novità, lo hanno già fatto Carlotto, in qualche modo de Giovanni e Michael Connelly, ma rimane una gran figata. PS, per ascoltarla andate su spotifay e cercate #Lostoporedellanotte volendo esagerare, potreste anche stappare una Lopez

La borsa (come un oggetto comune può diventare un’arma micidiale)

Le chiavi di casa, quelle dell’auto il cellulare e il pupazzetto del figlio. Poi i documenti il portafoglio le carte di credito, una piccola trousse col necessario per il trucco, le ballerine per scendere finalmente dai tacchi. Una vita insomma, nella borsa di una donna in linea di massima si trova di tutto, non nella borsa che si trascina stancamente Anne Marie Caravelle. Lei vive più o meno per strada da una vita, la sua breve maledetta vita. Partorita da una madre che non l’ha mai guardata nè toccata, l’ha cresciuta una vicina che per una contorta forma d’amore e di possesso l’ha tenuta nascosta, isolata da un mondo che intuiva confusamente esistere. Un romanzo durissimo questo di Solène Bakowski, nero, spietato e terribile. La vita di Anne Marie è tutta in quella borsa, letteralmente. La sua storia i suoi sentimenti, confusi inadeguati malati eppure così normali nella loro straordinarietà. Un romanzo da non perdere assolutamente per tante ragioni. Perchè usa un linguaggio secco e dolce allo stesso tempo, che può ricordare Carrere e Lemaitre, perchè parla donne nelle loro innumerevoli sfaccettature, perchè è una storia che potrebbe nascere e svilupparsi dietro la porta dei nostri dirimpettai. Ottima intuizione di una casa editrice (le assassine) nuova e tutta al femminile, che ha scelto una linea editoriale innovativa coraggiosa e al momento decisamente riuscita.

Se la notte ti cerca –

Quante cose è la musica, è un rifugio è una consolazione un’amica che ti fa compagnia o ti ricorda il passato, che siano momenti tristi o felici. Anche chi suona in certi casi può diventare le stesse cose, un rifugio la consolazione di una notte o la piacevole illusione che quelle parole le stia cantando proprio per te. (Prova ne sia che intorno ai 3/4 anni ero sicurissima di essere il grande amore di Massimo Ranieri). Vabbè stavamo dicendo, la musica poi a volte è anche protagonista suo malgrado di romanzi davvero molto belli, come nel caso di Se la notte ti cerca, l’ultima fatica di Romano De Marco. Ha coniugato un bel giallo (dove bel significa che la trama è originale, regge ed è scritta come Romano sa fare, alternando qualche picco di adrenalina a deduzioni e investigazioni tradizionali. Giustamente mi potreste dire, sì ma tutta quella pappardella sulla musica cosa c’entra? C’entra perchè a legare le vittime che frequentavano tutte lo stesso locale per single, è un musicista, Andy Lovato, che poi esiste nella realtà e di chiama Danny Losito, e se non sapete chi è sarà il caso che studiate perchè avete una grave lacuna. Come da standard, il musicista è l’uomo per una notte, come la sua musica, lui diventa l’antidoto alla solitudine, perchè l’unico vero killer è proprio la solitudine. Qui al link secondo me, Romano De Marco ve lo spiega meglio di come ho fatto io.

Camilleri “le donne non sanno scrivere gialli” – Quando vorresti essere una giornalista famosa

Ecco ci sono momenti in cui vorrei davvero essere una giornalista vera, una di quelle a cui chiunque non risponde no. Durerei poco in Italia e forse anche all’estero, per un motivo semplicissimo, io alle domande pretenderei delle risposte. Giustamente vi starete chiedendo dove voglio andare a parare, sulla faziosità di Fabio Fazio per esempio e su una affermazione del Maestro Camilleri. Maestro per tante ragioni, per la sua poliedricità, per la sua bravura per il rispetto che gli è dovuto. Ah ecco, qui mi casca il primo asino, se do per scontato il rispetto a lui, ho il diritto di pretenderlo? No per me che non scrivo (questo blog è solo un posto dove esprimo opinioni delle quali peraltro non frega niente a nessuno), ma per le tante donne che scrivono. In particolare per quelle che scrivono gialli. Un’intervista del 2011, condotta dal suddetto Fazio, mi ha scatenato una serie di domande e perplessità. http://www.rai.it/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-606886ab-7a87-4178-8c99-3bcebbfc794b.html . Al minuto 42 più o meno, Camilleri fa una dichiarazione agghiacciante. E se lo dico io che sono la meno femminista delle donne che vi possa venire in mente, credetemi che lo è davvero. Non sto a sindacare sulla dichiarazione, ognuno è libero di avere le sue opinioni e figuriamoci de mi metto a discutere, ma una domanda mi sorge spontanea, perché il sedicente giornalista si limita a fare una risatina imbarazzata? Perché non tenta nemmeno di approfondire il discorso? Giro la domanda a chiunque passi di qui e legga l’articolino, a chiunque abbia la possibilità e la voglia di far arrivare la mia domanda a Camilleri, con tutto il rispetto che ho per un uomo che a parer mio è davvero un maestro.

31.12.2017

Ultime riflessioni dell’anno, su tutto un po’, faccio outing o coming out (tanto non ho mai capito la differenza). E se quanto vi capiterà di leggere, ammesso che vi capiti, deciderete che non volete più essere fra i miei amici, me ne farò una ragione.
Capitolo sincerità: presente le persone che pubblicamente dicono pontificano e straparlano e poi in privato dicono cose diverse adducendo motivazioni profonde e imperscrutabili? Ecco, avete rotto i coglioni. Siete i peggiori ipocriti, non esistono altre motivazioni che non siano la necessità di dare di voi un’immagine consona al politically correct. E vale per ogni cosa, dall’uso delle parole alle battaglie antisessiste all’accoglienza. Badate bene di non confondervi, non attribuite alle mie parole significati che ci vedete voi ma non ci sono. Lo diceva anche quel gran genio di Nanni Moretti no? Le parole sono importanti e aggiungo io, hanno solo i significati che gli attribuisce il vocabolario, quelli che gli date voi, valgono meno di 0. Non datevi arie che poi l’aria al primo spiffero gira, siate onesti anche se vi dovesse costare qualche consenso. E non sto dicendo di dire sempre solo quello che pensate, ci mancherebbe, ma qualche volta in più astenetevi, non cavalcate ogni ondina, che poi a fare i surfisti si rischia grosso. Non siate sempre lì a leccare il culo a qualcuno che ai vostri occhi ha fama o potere, non siate la corte pavida che non ha il coraggio di gridare che l’imperatore è nudo, abbiatelo questo coraggio o quantomeno tacete.
Capitolo donne: non esiste il femminicidio, esiste l’omicidio che può vedere vittima un essere umano di qualunque sesso sia, abbiate rispetto nelle piccole cose, anche nell’avere il coraggio di dire a una donna che sta sbagliando, che sta usando male le sue doti le sue capacità la sua intelligenza, essere femmina non è un privilegio, è un caso, siate rispettosi di ogni essere umano, abbiate il coraggio di dire che una donna con la bernarda di fuori, o sta provocando (per un suo malinteso bisogno di esposizione) o è cretina, così come un uomo che lo tira fuori in occasioni non consone, è un povero mentecatto. In entrambi i casi potrebbero esserci conseguenze che nulla hanno a che fare con le libertà.
Capitolo omosessuali: Amo l’amore, non posso che gioire se e quando qualcuno trova la sua anima gemella, indipendentemente dal sesso, ci sono coppie omosessuali a cui voglio molto bene, anche degli omosessuali single a dire il vero, ma non era questo il punto, il punto è che i genitori che buttano fuori casa un figlio gay, non capiranno il loro errore guardando Malgioglio che fa il cretino e parla di se come di una donna, anzi. Non confondete le cose, il rispetto non è accettazione di ogni idiozia. Un uomo che si concia come una donna pur mantenendo la sua mascolinità, è ridicolo, esattamente come sarei ridicola io se a 50 anni suonati mi mettessi ad andare in giro con minigonne ascellari zatteroni e top esaltatatette.
Capitolo fascismo: è un po’ esagerato come termine ma ci sta, non schieratevi, ascoltate, non arroccatevi sulle vostre posizioni, ricordatevi che ma è solo una congiunzione con valore avversativo, esiste perché le idee, le posizioni, possono avere tante sfumature, sono tante componenti che formano un pensiero. Siate davvero disponibili al confronto, è l’unico modo per capirsi e trovare una strada comune con chi la pensa in maniera diversa da voi.
Riscoprite la pietà, non abbiate bisogno di un barcone o di un faccino nero. Come diceva Gaber, le persone hanno spesso le braccia tanto lunghe da abbracciare il mondo, ma troppo corte per abbracciare un amico.
Godetevi la serata, entrate piano piano nell’anno nuovo, è un neonato, se fate casino lo spaventate e poi va a finire che ci cresce carogna.