Dai consigli flash a quel che ne penso – L’Ospite

Credo sia noto e risaputo quanto io abbia amato Giorgio Faletti. Non posso definirlo un amico in senso stretto, ma ci siamo incrociati tante e tante volte, spesso mi ha “presa in giro” alle presentazioni, facendomi fare il bersaglio delle sue battute fulminanti e questa è una di quelle cose che fai quando con una persona hai comunque “confidenza” e devo dire che a me divertiva molto. Al di là di questo però, rimane l’ammirazione per come fosse in grado di passare da una cosa all’altra, dal cabaret alla musica alla scrittura alla recitazione. Quando ho aperto la busta e ho tirato fuori l’ospite, ho avuto un tuffo al cuore, non avevo idea che ci fosse qualcosa in uscita, l’ho sfogliato e ho ringraziato Dio di essermi persa le due raccolte i cui erano usciti i due racconti. Due inediti per me. L’ho tenuto da parte per leggerlo qualche giorno fa, il giorno in cui 4 anni or sono senza clamori, esattamente come era vissuto, se n’è andato. Ok ok, sto divagando e torno a bomba. Il primo racconto sfiora il paranormale, tema che ha più volte utilizzato, con la sensibilità di chi sa che rispetto al Dopo,ci sono mille pensieri e che tutti vanno rispettati. Il secondo è un flash sui casi, la notizia, lo scoop che tutti cercano, la firma su un contratto di quelli che ti cambiano la vita, ma. C’è sempre un ma.
Concludo, non fatevelo scappare, sono due gioiellini , due cammei, due dolcissimi momenti per pensare che come tanti amici, Giorgio è solo dietro l’angolo, e Roberta (donna splendida e moglie amatissima), sta facendo uno splendido lavoro perchè la passione e l’amore per la vita di suo marito, continuino a dare gioia.

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Ad ognuno la sua Montagna – A Catania regala Sabbia nera

Non so quanto spesso accada, ma credo sia un fenomeno frequente a Catania o almeno questo deduco dalla lettura di questo giallo. La protagonista – Giovanna Guarrasi detta Vanina, il perchè lo scoprirete leggendo – è nuova di zecca, un vicequestore che definirei normale. Una donna normale, brava, molto brava nel suo lavoro, al punto che i suoi superiori tentano in ogni modo di farla tornare nei reparti speciali, ma lasciare la propria città e il proprio ruolo, è un po’ come lasciare un marito. Una donna lo fa perchè ha delle ottime ragioni e difficilmente (mi spingerei a dire mai ma non in questo caso), torna sui suoi passi. Un giallo giallo, senza scivolate nel noir. Come direbbero in Emilia Romagna, c’è il suo bell’omicidio (vecchiotto a dire il vero, un cold case), che porta ad un omicidio nuovo. C’è la sua bella indagine, condotta ineccepibilmente, c’è questa squadra fresca, con tutte le sue cose a posto, qualche segretuccio, il leccaculo che però non è un cattivo cristiano, insomma, c’è tutto, vuole solo una penna che sappia raccontarlo. Einaudi a quanto pare l’ha trovata. Gridiamo al miracolo? No, i capolavori sono altro o perlomeno diventano tali sulla lunga distanza, ma una che sa scrivere (bene), che sa mettere insieme una storia di quelle che leggi senza che ti vada in circolo l’adrenalina, ma che fai fatica a mollare. Ho letto da qualche parte delle “recensioni” che vedevano riferimenti e omaggi vari ed eventuali al Grande Vecchio, io decisamente no, ho trovato una storia che giustamente mi mostra una Sicilia non stereotipata, in cui la mafia c’è, ma non è di quello che si parla, in cui al posto dei quartieri degradati di Palermo o della “tranquilla” Vigata, c’è una città che vive all’ombra di un vulcano che forse, voci di corridoio, insieme a quella fastidiosa sabbia nera, le imprime un’energia non comune. Benvenuta Cristina Cassar Scalia, una voce nuova che secondo me, ci dirà ancora un sacco di cose.

Estate, cosa c’è di meglio che prendere al volo un Torpedone? Magari trapiantati

Lo conoscete Francesco Abate? Si dai, è quel sardo praticante che ha scritto insieme a Carlotto con Mi fido di te, poi ci ha fatto morir dal ridere con Mia madre e altre catastrofi e non solo. Ah è anche quello che su Fb ci racconta le sue disavventure da trapiantato. Sì è uno degli uomini che ha ricevuto una seconda vita (adesso è un po’ in pensiero perchè pare che i trapiantati abbiano una data di scadenza 😀 ). Uno dei pochi che ha il coraggio di parlarne col sorriso, un sorriso a volte velato di tristezza, quando ricorda Cinzia, la donna che lo ha rimesso al mondo, un sorriso divertito quando ci parla della sua vita con (mi pare) 15 pastiglie al giorno. Sorride e si sente quando parla di sua moglie di sua figlia di sua madre e di signora Corrias, ma anche quando ci racconta della fatica, sua e dei Fratelli, nell’affrontare ogni giorno una vita che deve essere davvero difficile, ma è vissuta come il regalo più grande. C’è un dolore terribile nelle sue parole, lo si intuisce solo però, c’è il dolore per chi non ce l’ha fatta, per chi ogni giorno condivide con lui/loro, la vita nuova. C’è un rispetto enorme per la vita, un rispetto che Abate manifesta con allegria, con grazia (e con Grazia), insegnandoci davvero tanto. Immancabile il Fratello che non c’è più e che molti di noi/voi, ricordiamo con un affetto immenso, il suo compagno di lavoro e di attesa, Severino Cesari. Lo so del libro non vi ho detto niente, ma voi state sulla fiducia e portatevelo in vacanza, o in tram se siete ancora al lavoro. Vi divertirete (molto), vi commuoverete (un po’), penserete e poi alla fine mi ringrazierete per avervelo consigliato, e ringrazierete lui per averlo scritto. Bè, perchè no, anche Einaudi che lo ha pubblicato.

Ci siamo, penultimo episodio – avete anche voi la Ricciardìa?

Che strana parola confessione, si fa e si riceve. “Io confesso, ti confesso, lascialo stare, lascia che viva” Queste le ultime parole di padre Angelo, gesuita, padre spirituale di molti, amato stimato rispettato, eppure ucciso in un sabato di maggio, davanti al mare, nel posto in cui andava a meditare e pregare. Parole che si imprimono nella mente di Ricciardi, intrecciandosi con il pensiero della confessione che lui stesso sente di dover fare alla donna che ama, rischiando di perderla o peggio di condannarla alla solitudine. Un’indagine complessa che coinvolge l’alta società partenopea e come spesso accade ha radici lontane nel tempo. Ma non è questo che cerchiamo in de Giovanni, il giallista (che peraltro in questo romanzo è prepotentemente bravo), è sempre il pretesto. Lui lo sa e ancora una volta, la penultima ahinoi, ci da quello che vogliamo, cesella un gioiello di pregio. Difficile dire qualcosa di nuovo sui romanzi di de Giovanni, difficile descrivere qualcosa che è sempre uguale eppure diverso, migliore del precedente. Maneggia le vite dei suoi personaggi con la precisione di un chirurgo, un bisturi affilatissimo con cui individua le parti “malate” e le asporta, dando ad ogni capitolo un pezzo di vita in più a quegli uomini e donne che ormai conosciamo, di cui sappiamo le debolezze e la forza, quelle persone che gli affidiamo ogni volta che arriviamo alla fine, perchè ce li restituisca felici. Credo che si diverta de Giovanni a vedere le fazioni schierate, ognuna a immaginare come far finalmente di Ricciardi un uomo completo, che accetta l’amore e si lascia amare, a immaginare Maione finalmente pacificato con il passato, il dottor Modo un po’ meno randagio. Credo anche che lui sappia cosa fare, lo dimostra in questo Purgatorio, che porta inevitabilmente ad un inferno o un paradiso. Qualcosa di indefinibile che comunque ci rimarrà dentro.

Dopo tanto attendere, Elizabeth George finalmente – Punizione (flash edition)

Si fa sempre attendere la George, però quando arriva è una goduria. Punizione è forse uno dei migliori lavori della serie. Il caso apparentemente non esiste, in soldoni, si tratta di verificare se l’indagine su un suicidio sia stata portata avanti correttamente. L’incarico (anche se l’ho sintetizzato moltissimo) è parecchio delicato e al sovrintendente Isabelle Ardery, giudicare l’operato di altri poliziotti, su pressioni politiche non va moltissimo. Ha sempre i suoi problemi personali fra cui il sergente Havers, che le viene assegnata (con la segreta speranza che faccia qualcosa di irreparabile), per accompagnarla nelle Midlands. Hanno 5 giorni per tornare con una risposta. La trama è bella tosta, i reati che si srotolano uno appresso all’altro sono molti più di uno, ma il punto di forza è lo sviluppo dei personaggi. A differenza di altri autori seriali, che portano avanti le cose parallelamente, la George ha la particolarità di legare a doppio filo i due piani narrativi. I rapporti personali di Ardery con sè stessa e con Linley, quelli fra Linley e Havers che oltre il lavoro, diventano una consapevole reciproca amicizia. Splendida nel delineare vittime e carnefici “imbrogliando” il lettore con scambi di ruolo continui, e ottima come sempre nelle descrizioni dei paesaggi. Insomma per ritritare un’espressione un po’ trita, questa volta la nostra signora del giallo si è messa in grande spolvero e ci ha regalato un romanzo di quelli da mettere nello scaffale dei più belli

Io so chi sei

Prendi una specie di vulcano (attivo attivissimo), dalle forma di donna e lasciala agire. Molto probabilmente ti troverai davanti un esemplare di Paola Barbato. Un marito scrittore tre figlie e se non sbaglio il conto tre cani, si divide allegramente fra presentazioni saggi scolastici camice da stirare e quant’altro. Nel frattempo scrive, e pensa a cosa scrivere quando avrà finito di scrivere (che siano libri o sceneggiature di Dylan Dog l’è istess). Adesso si è inventata una roba folle; Ha scritto Io so chi sei (fra un attimo ve ne parlo) e contemporaneamente sta pubblicando sulla piattaforma Wattpad, un romanzo parallelo. Cioè un paio di protagonisti sono gli stessi, le Storie sono diverse ma per un lasso di tempo si sovrappongono, e le conclusioni (quello on line non è ancora finito), sono del tutto indipendenti. Ciononostante, leggendo uno si capiscono delle cose dell’altro e viceversa. Se non è una roba folle ditemi voi cos’è. Durissimo Io so chi sei, ma senza splatter senza sangue inutile. Una figura quella della protagonista, molto più comune di quanto sarebbe auspicabile, totalmente inetta, incapace di prendere qualunque decisione che non sia di fare quello che le viene suggerito. Ovviamente questa pochezza la mette in casini difficilmente immaginabili. In contrapposizione l’ex fidanzato (forse, probabilmente morto) e il suo entourage di personaggi marginali (nel senso che vivono ai margini). Una serie di accadimenti innescano situazioni non facilmente gestibili che la Barbato trasforma in scioltezza in un romanzo tipo millechiodi, se ti ci attacchi non lo molli. A mio modesto parere, una delle voci più potenti nel panorama della scrittura italiana

L’ombra di Pietra –

Ci sono poche cose più piacevoli che ascoltare un uomo innamorato. Innamorato del suo lavoro della sua donna della sua città e più in generale della vita. Ecco l’idea che mi sono fatta incontrando Lorenzo Beccati, è stata che lui sia così, che ami profondamente quello che racconta e fa. Tutto rigorosamente documentato (anche se per ovvie ragioni un po’ romanzato). Questa passione emerge prepotente dalle pagine de L’ombra di Pietra, un romanzo che senza intenzione – almeno credo – è femminista senza se e senza ma, in tempi di #metoo, mi sembra un gran punto a favore. Le Storie di una donna che senza proclami e senza apparire, anzi tenendo quel che si dice un profilo più basso possibile, usa la sua intelligenza e quel tanto di furbizia, per guadagnarsi la vita in un periodo storico, siamo all’inizio del ‘600, in cui le donne, salvo rari casi, erano fattrici o tutt’al più un grazioso ornamento. La trama gialla – che per me è sempre secondaria rispetto ad altre cose – è comunque sviluppata ottimamente, il lavoro di deduzione di Pietra, niente di magico o trascendentale nonostante l’uso di una bacchetta da rabdomante, è acuto come quello di un’antica miss Marple, esattamente come la sua profonda conoscenza dell’animo umano. I personaggi sono cesellati con precisione così come la città che non a caso è detta La superba. Se amate i gialli o i romanzi storici, se vi piacciono i romanzi scritti bene, se vi piace scoprire che le cose non sono sempre quello che sembrano (questo è uno spoiler ma non lo potete capire senza leggervi il libro) (bastarda dentro), insomma dopo tutti sti se, non avete ancora deciso? Hop hop. Fra un po’ aggiungerò il link all’intervista, quella su Mangialibri dove trovate anche le recensioni serie (sì miscredenti, faccio anche quelle)