A spasso nel labirinto con Donato Carrisi

Più che uno scrittore regista sceneggiatore e quant’altro, la mia sensazione è che Carrisi sia un giocatore, ad ogni romanzo, e siamo al settimo (escludendo La donna dei fiori di carta che esula dalle serie), ad ogni romanzo dicevo, alza l’asticella, la “sfida” con il lettore è un gioco al rialzo continuo. Il Male è il suo territorio, lo esplora da tutte le angolazioni e ci serve la paura come un piatto prelibato che ci gustiamo ogni volta con gran goduria. A dieci giorni dall’uscita si sono creati gruppi di lettura sfociati poi in gruppi di confronto e so per certo che alcuni stanno tentando di assoldare un killer. No, non perché il libro sia una delusione dopo tanta aspettativa, ma perché è perfetto. Si parte tranquilli, una storia incasinata ma non troppo, si prosegue una pagina via l’altra con un trucco, la tensione sale senza che tu, immerso nella scrittura che come sempre è magistrale, te ne accorga. Quindici anni fa,Samantha Andretti tredicenne, è sparita nel nulla, quindici anni di silenzio squarciato dalla sua ricomparsa. Bruno Genko è un investigatore privato sopravvissuto a se stesso, gli hanno dato un paio di mesi di vita che ormai sono scaduti. Quando Samantha è scomparsa la famiglia lo ha ingaggiato e adesso che è ricomparsa, il contratto firmato a suo tempo, lo tiene ancora in gioco a pieno titolo. Mentre seguiamo Bruno e marginalmente la polizia, entriamo senza accorgercene nei labirinti. Non è uno solo il labirinto, o forse sì, perché quando ogni uscita è un vicolo cieco, quando ti trovi ad una svolta che è esattamente uguale a quella che hai appena passato, non sai più dove sei o dove stai andando e quando ti sembra finalmente di aver capito da dove uscire, Carrisi ti dimostra che in realtà le uscite sono forse più di una, o forse nessuna. Perdetevi.

Annunci

Era il 1962 su una spiaggia di Sorrento…de Giovanni e la macchina del tempo

Li aspettiamo di anno in anno, restiamo sospesi nell’ incertezza per mesi e poi finalmente arriva la fine dell’anno e sappiamo che i nostri dubbi saranno finalmente sciolti.
Aspettiamo lasciando i nostri amati ragazzi in un limbo. Poi via via che si avvicina il momento, dall’angolo in cui li abbiamo messi riemergono prepotenti, cominciamo a chiederci se Aragona sarà riuscito ad invitare a cena la bella Irina, se Pisanelli riuscirà finalmente a capire quello che noi lettori sappiamo e non possiamo dirgli. Ci viene un po’ di batticuore, lo stesso che prova Ottavia quando vede il commissario, quella sensazione di stare in bilico fra il dovere nei confronti di chi ha bisogno di noi e quello verso noi stessi. Insomma non so a voi, ma se i Bastardi di Pizzofalcone indagassero sul furto di una gomma da cancellare sparita dal tavolo del bidello, a me andrebbe bene lo stesso. In questo Souvenir ho percepito un cambiamento, che poi si sa che nei libri troviamo quello che ci mettiamo noi, mica solo quello che ci mette l’autore. Lasciamo da parte l’indagine che è un romanzo nel romanzo, un lavoro di deduzione che sembra semplice ma non lo è affatto, io ci ho trovato un cambio quasi impercettibile, come se avessero imboccato l’ultimo pezzo di strada prima del traguardo. Traguardo poi, quale? Quello che tutti noi, più o meno Bastardi nel nostro piccolo, inseguiamo sempre e comunque, che ne siamo consapevoli o no. Avere una vita che possiamo definire felice, qualcuno che accolga i nostri pensieri la sera, quando torniamo a casa con le brutture del giorno sulle spalle. Poter amare la persona che il destino ci ha messo davanti senza per questo perdere amori più antichi, la cui mancanza ci lascia lacerati. Poter aspettare il momento di lasciare questo mondo senza rimpianti, sapendo di avere fatto quello che dovevamo.
Souvenir, ricordo, qualcosa che con la sua fisicità ci riporti a momenti felici che teniamo nel cuore, questo fa de Giovanni, ci lascia ogni volta con qualcosa da tenere nella scatola dei ricordi preziosi, qualcosa che ci ricordi appunto che dobbiamo tendere alla felicità, per quanto ci possa costare. Lo fa da grande scrittore, da uomo che entra negli animi e li racconta con grazia, con la gentilezza che pochi hanno nell’affrontare l’altro. Una sola avvertenza, quando finirete di leggere Souvenir, il primo istinto sarà quello di prendere il telefono (se avete il numero) o di fiondarvi su messengers per poterlo insultare senza freni. Fatica inutile, lo sa che per qualche momento lo odieremo tutti, ma sono certa che saprà farsi perdonare incondizionatamente. Non dimenticatevi di tenere d’occhio la pagina facebook del fan club, Maurizio farà una diretta per rispondere a tutte le nostre curiosità. A questo link, anche se suppongo lo abbiate già visto, c’è un pezzettino di Souvenir letto da Maurizio

Un Sogno del 2010, oggi come allora

Sogno di andare un giorno in un posto dove io abbia voce. posso permettermelo, perchè non ho un contratto con la Rai, nè con canale 5, posso permettermelo perchè so usare l’italiano e potrei dire tutto senza rischiare l’arresto. Posso permettermelo perchè non ho paura. Posso permettermelo perchè non ho nulla da perdere, nemmeno la faccia. Berlusconi Fini Bersani e tutti gli altri in fila. Sogno di poter arrivare davanti a una telecamera, sulla prima pagina di un giornale nazionale, e di poter urlare in faccia a questi signori che mi hanno rotto i maroni, che li licenzio, che non possono appellarsi a niente, perchè sono al nostro servizio, non il contrario. Sogno di metterli con le spalle al muro, di potergli dire che non me ne frega niente di cosa fanno del loro privato, nè della figura di merda che mi fanno fare in quanto italiana, perchè se l’Italia non avesse disoccupazione, se non avessimo le carceri piene, i processi più lunghi del mondo, i politici più collusi, se non avessimo la mafia la camorra la ndrangheta la sacra corona il terroristi neri i terroristi rossi, i pentiti e gli sciammannati. Se non avessimo i giornalisti più leccaculo del mondo, nessuno si potrebbe permettere di ridere se Berlusconi fa le corna o il cucù. Se invece di spendere i soldi del paese in aerei da guerra, fossero spesi per la sanità o le case o per creare posti di lavoro, caro Berlusconi, potresti fare anche maramao. Sogno un giornalista, uno solo che non abbia paura, di perdere il posto, sogno che in questo paese del cavolo si alzi una voce, una sola. Un giornalista che sia ricco a sufficienza da potersene fregare, che non finga di essere contro. Uno, uno solo che dica finalmente in faccia a chi ci governa, che non può permettersi nulla. Sogno che qualcuno risponda alle mie provocazioni, e si renda conto che gli strumenti li abbiamo. Voglio un paese in cui la coscienza civile si risvegli, con intelligenza. Sogno un paese in cui tutti abbiano voce, e imparino ad usarla. Senza urlare, non serve.

#BCM2017 parte 2

Mi rendo conto che a distanza di una sola settimana, il BCM sembra già roba vecchia, ma i lettori son gente seria, che conosce il valore delle parole e per cui i libri sono sempre validi, quindi un breve resoconto, con suggerimenti per chi li vuole. Vi avevo lasciato con de Giovanni al Franco Parenti, dopo un rapido rifocillamento, ci siamo spostati (sì si viaggia in blocco fra blogger e amici), di nuovo a Palazzo Morando, gli eventi gialli e noir li hanno concentrati nello spazio adiacente alla mostra Milano e la Mala, visibile e che consiglio fortemente, fino all’11 febbraio, che raccoglie la storia criminale della città, dalla rapina (tristemente famosa di via Osoppo a Vallanzasca. Torniamo ai libri. Riuscite a immaginare Malvaldi e Robecchi insieme? Avrebbero dovuto parlare dei luoghi di Milano, La geografia milanese del noir, e lo hanno fatto, a modo loro, mescolando riflessioni serie su come Milano sia ormai “divisa” da confini precisissimi e definiti da non si sa bene cosa, quindi per il mondo la fuori esiste il quadrilatero, dove per inciso stazionano telecamere in attesa di vips che fanno shopping, zona movida, dove giustamente si mescolano vips in locali esclusivi e gente di ogni tipo fuori che si sballa di alcool e roba (ma di quelli costosi) e periferie più o meno degradate. Il più delle volte indicate dai nostri amati scrittori, che ambientando le loro storie hanno riscritto appunto la geografia. La gente normale dite? Quella che al mattino va al lavoro e la sera fa la spesa prima di tornare davanti alla tv? Boh, da qualche parte ci sarà, ma non è dato sapere esattamente dove. A seguire Piero Colaprico, un nome che non ha bisogno di presentazioni, ha fatto una presentazione spettacolo con Arianna Scommegna (per inciso, cercatela e andate ad applaudirla) del suo La strategia della lucertola, se avete amato Scerbanenco, se vi piacciono i romanzi con gente brutta e cattiva, ma dove in qualche modo la giustizia un pochino riesce ad averla vinta, non ve lo perdete. Il sabato si è concluso con un simpatico teste a teste, noir contemporaneo VS storico, nomi da non perdere e cercare in libreria, Marilù Oliva Romano De Marco Marcello Simoni e Nicola Verde, storie per tutti i gusti (purché noir), che nessuno dovrebbe lasciarsi scappare. La domenica ve la risparmio, vi dico solo Manzini Robecchi (e non avete idea di cosa c’era al salone d’onore della Triennale), Triennale dove per altro mi sono imbattuta, senza ahimè poterlo stalkerare in quanto al telefono, lui, in Valerio Mastrandrea, che vi ricordo al cinema con lo splendido The Place. Due chicche just for you, Manizi teneva in mano la copia staffetta della raccolta Sellerio che immagino abbiate già tutti (e chi non ce l’ha corra in libreria che la libidine è garantita). Voci di corridoio, sussurrano che presto, oltre ai già amati Bastardi e Schiavone, potremmo finalmente sapere che faccia ha il Monterossi

BCM17 – di libri autori e incontri – Tanto giallo e tanto noir – parte 1

Va da sè che l’unico requisito indispensabile per godersi a pieno BookCity, sarebbe l’ubiquità, mi dicono però non essere qualità nelle disponibilità di alcuno. Io per una volta, a malincuore ho escluso le decine di eventi a carattere generale – e credetemi sulla parola c’erano davvero eventi per tutti i gusti, presentazioni incontri tavole rotonde conferenze e chi più ne ha più ne metta – per concentrarmi sul genere che mi appartiene forse più degli altri, o perlomeno quello in cui la competenza non mi manca (e se vi sembro presuntuosa non è un problema mio). Quindi mi sono concentrata sul Giallo e il noir. A onor del vero qualche dubbio sull’ubiquità mi è venuto, o perlomeno che qualche autore/relatore, abbia dei superpoteri, ma questa è un’altra storia. Ho selezionato pochi incontri, quasi tutti tenutisi a Palazzo Morando, ho iniziato con la presentazione di Le sorelle Sciacallo della Vallorani, introdotta e affiancata da Elena Mearini e Carlo Lucarelli interessante incontro in cui è tornata prepotente Tecla Dozio (che evidentemente è ancora ben salda al suo posto di Signora del giallo, nel cuore di tutti). del libro ve ne parlerò ovviamente quando lo leggerò (e non fate dello spirito sui tempi). Però se lo consiglia Lucarelli, fossi in voi un pensierino ce lo farei. A seguire la presentazione di Le notti nere di Praga,(Davide Mosca – Mondadori) un divertente “giallo” che vede protagonista nientemeno che Kafka. La relatrice Cristina Aicardi, anima di MilanoNera, lo ha consigliato, e io, sempre in attesa di leggerlo, lo consiglio a voi. Per i #deGiovanners più distratti, più distratti, sulla pagina facebook di questo blog, trovate tre minuti di Souvenir, sì cari, un regalo che Maurizio ha fatto ai presenti al Parenti, dove in realtà si è parlato del commissario Ricciardi a fumetti, direi che Bonelli Editore ha fatto un gran lavoro. Non perdetevi il prossimo articolo, vi racconterò di Malvaldi Manzini Robecchi e di cosa hanno raccontato