7 parti di Calvados 3 di Drambuie e una fettina di mela verde…L’alligatore è servito

Avete presente quando esce un romanzo “seriale”? Lo compri lo sfogli (sì anche col reader, pignoli che siete) e poi ti metti comodo e te lo pregusti. Conosci i personaggi che ti stanno aspettando, ami le atmosfere che l’autore sa creare. Lo inizi e capisci dalle prime righe che c’è qualcosa di diverso, i nostri vecchi cuori fuorilegge sono sotto scacco e la partita si preannuncia sporca per davvero. Vabbè per la trama lasciamo stare che tanto la trovate ovunque, parliamo invece di quello che Carlotto ha messo in questo romanzo. Forse è il blues che permea ogni riga, il blues è mettere in musica la tristezza, il dolore la rassegnazione di chi sa come stanno le cose ma non per questo rinuncia a tentare, se necessario anche andando a braccetto con l’illegalità; guidati dalla propria coscienza valutando solo gli estremi per la propria salvaguardia (fisica e mentale), consapevoli che la legge si può aggirare in tanti modi, a maggior ragione da chi la amministra o è preposto alla sua applicazione. Consci che il filo del rasoio su cui si procede, può tagliare di netto, come una novella Atropo, uno qualsiasi dei fili che compongono la trama. Ed è esattamente quello che fanno Massimo Buratti Beniamino Rossini e Max la memoria. Sono cuori fuorilegge e non li turba, anzi, ne sono – opinione personale – giustamente orgogliosi. Hanno delle regole, potremmo riassumerle con un salomonico “chi sbaglia paga e i cocci sono suoi”. Qui più che in ogni altro romanzo della serie a mio parere, Carlotto si è adeguato ad un modo di dire, andare ai resti, cioè arrivare in fondo, senza sconti per nessuno. E altroché se si va ai resti, il lettore con i tre antieroi che poi forse in fondo…Occhio, non sto dicendo che l’autore faccia di tre delinquenti (chi più chi meno) degli eroi, è ben chiaro quello che sono ma è altrettanto ben chiaro che stabilire quale sia la parte “giusta”, è cosa davvero difficile. C’è un unico particolare che non posso perdonare all’autore, ma questa è un’altra storia

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“Alcuni avranno il mio perdono”

Se Saviano racconta una città brutta e pericolosa, le “paranze” e le “stese” che affliggono Napoli, se de Giovanni racconta Storie di uomini e donne che potremmo essere noi, ma solo in quella stessa Napoli potrebbero accadere, Luigi Romolo Carrino è una crasi perfetta di due stili così lontani. La Federazione di Acqua Storta che raggruppa una serie di famiglie camorriste, ha il controllo dello spaccio del gioco e di tutte le attività criminali, equamente spartite. Un accordo costato sangue e dolore, fragile come un cristallo, che Mariasole ha costruito superando tutto, diventando Viento ‘e terra, spazzando via amici e nemici, con la forza che viene dall’amore strappato. Adesso ha tutto è tutto, ma sopra ogni cosa è una madre. Lei è quello che può fare una madre. Luigi Romolo Carrino  è un cavallo balzano di uno, matto e lucidissimo, capace di raccontare le peggiori atrocità con la grazia e la delicatezza di una ricamatrice. Sapiente nell’usare un idioma che è tutto suo, ti lascia spiazzato quando inizi a leggerlo, è una scrittura difficile, una costruzione che ribalta i canoni della prosa e li mette al servizio del dramma, diventando una musica, (personalmente ci ho trovato echi di Gadda e De Luca). La città è la voce di chi la vive, di chi assiste facendo lo sfondo ed essendo contemporaneamente voce narrante. Il Coro greco delle Tragedie. Ma è anche la voce di chi ha imparato a salmodiare un rosario scansando le mine inesplose rimaste a terra. Una storia di guerra che diventa riga dopo riga una storia intrisa d’amore. Amore filiale amore materno, fraterno carnale. Amore che si mescola alla morte senza soluzione di continuità, che nello stesso gesto è dolcissimo e crudele. Augurandomi di sbagliare dubito che diventerà mai un best sellers, ma se fossi in voi (ve lo dissi quando parlai de Il pallonaro), io mi regalerei dei momenti di assoluta goduria, partendo da Acqua Storta, che apre la trilogia, e concludendo con Alcuni avranno il mio perdono che chiude il cerchio come avrebbe potuto fare Giotto. Per fortuna, checché se ne dica, in Italia si legge poco, ma ci sono editori e direttori di collana, che vedono lontano.

Hanno detto: Luigi Romolo Carrino, ovvero, della transustanziazione della scrittura.
Da oggi in libreria.
Fatelo vostro. (cit) Piergiorgio Pulixi

L. R. Carrino

Alcuni avranno il mio perdono

marzo 2017, pp. 224

ISBN: 9788866328391

Area geografica: Autori italiani

Collana: Sabot/age

DISPONIBILE IN EBOOK

€ 15,00