Tag Archives: Maurizio de Giovanni

“Alcuni avranno il mio perdono”

17 Mar

Se Saviano racconta una città brutta e pericolosa, le “paranze” e le “stese” che affliggono Napoli, se de Giovanni racconta Storie di uomini e donne che potremmo essere noi, ma solo in quella stessa Napoli potrebbero accadere, Luigi Romolo Carrino è una crasi perfetta di due stili così lontani. La Federazione di Acqua Storta che raggruppa una serie di famiglie camorriste, ha il controllo dello spaccio del gioco e di tutte le attività criminali, equamente spartite. Un accordo costato sangue e dolore, fragile come un cristallo, che Mariasole ha costruito superando tutto, diventando Viento ‘e terra, spazzando via amici e nemici, con la forza che viene dall’amore strappato. Adesso ha tutto è tutto, ma sopra ogni cosa è una madre. Lei è quello che può fare una madre. Luigi Romolo Carrino  è un cavallo balzano di uno, matto e lucidissimo, capace di raccontare le peggiori atrocità con la grazia e la delicatezza di una ricamatrice. Sapiente nell’usare un idioma che è tutto suo, ti lascia spiazzato quando inizi a leggerlo, è una scrittura difficile, una costruzione che ribalta i canoni della prosa e li mette al servizio del dramma, diventando una musica, (personalmente ci ho trovato echi di Gadda e De Luca). La città è la voce di chi la vive, di chi assiste facendo lo sfondo ed essendo contemporaneamente voce narrante. Il Coro greco delle Tragedie. Ma è anche la voce di chi ha imparato a salmodiare un rosario scansando le mine inesplose rimaste a terra. Una storia di guerra che diventa riga dopo riga una storia intrisa d’amore. Amore filiale amore materno, fraterno carnale. Amore che si mescola alla morte senza soluzione di continuità, che nello stesso gesto è dolcissimo e crudele. Augurandomi di sbagliare dubito che diventerà mai un best sellers, ma se fossi in voi (ve lo dissi quando parlai de Il pallonaro), io mi regalerei dei momenti di assoluta goduria, partendo da Acqua Storta, che apre la trilogia, e concludendo con Alcuni avranno il mio perdono che chiude il cerchio come avrebbe potuto fare Giotto. Per fortuna, checché se ne dica, in Italia si legge poco, ma ci sono editori e direttori di collana, che vedono lontano.

Hanno detto: Luigi Romolo Carrino, ovvero, della transustanziazione della scrittura.
Da oggi in libreria.
Fatelo vostro. (cit) Piergiorgio Pulixi

L. R. Carrino

Alcuni avranno il mio perdono

marzo 2017, pp. 224

ISBN: 9788866328391

Area geografica: Autori italiani

Collana: Sabot/age

DISPONIBILE IN EBOOK

€ 15,00

I Bastardi di Pizzofalcone siamo noi – Consigli di lettura

4 Mar

9788806233938_0_0_300_80Se ne son dette di ogni su questo libriccino (diminutivo affettuoso) composto in gran parte da foto di scena, un sacco di stronzate anche, se mi scusate il francesismo. Come di ogni fiction o film che si comandi, anche de I bastardi di Pizzofalcone si son fatte le foto durante le riprese, ora va da sé che se io produco (quindi investo del denaro) un prodotto faccio in modo di farlo rendere al massimo, se poi ho anche l’intelligenza di produrre un prodotto di qualità che per una volta non corrisponde a prodotto di nicchia, bè, fate voi. Alla CE arrivano le foto, l’autore è disponibile quindi ecco in libreria la Vita quotidiana degli amati Bastardi. Ho scritto consigli di lettura perché in quelle poche righe, de Giovanni ha fatto delle foto che nessuna macchina fotografica potrà mai fare. Ha dato voce ad ognuno dei Nostri. Parla Lojacono, Peppuccio parlano il presidente e Ottavia, parlano Aragona e Hulk, anche Alex ci dice chi è. Ognuno di loro ci racconta quanto sia difficile essere se stessi e far capire agli altri che ognuno ha dentro un mondo. A leggerli viene in mente quante volte ci si è trovati nei loro panni. Quante volte abbiamo trattenuto uno schiaffo che ci stavano levando dalle mani, o guardato con odio la persona che più amiamo al mondo. Quante parole abbiamo sussurrato alla foto di chi non c’è più, sottovoce abbiamo confidato i nostri più intimi pensieri a chi abbiamo nel cuore ma non ha più voce. Abbiamo guardato i colleghi o gli amici, essendo intimamente convinti di essere almeno un pochino migliori di loro. Chi non si è mai chiesto se i suoi desideri più segreti, quelli che non diciamo nemmeno a noi stessi siano “normali” o no. Io consiglio di leggere questo libro soprattutto a chi non legge, a chi conosce solo i bastardi della TV, sarete sorpresi di quanto diverse possono essere le cose viste dal di dentro, quanto di noi c’è in ogni personaggio. Quindi caro Maurizio fanne ancora di queste operazioni commerciali, fanne tante, con la cura e la bellezza che tu sai mettere in ogni parola. E voi che passate di qua, ditelo a chi non lo sa, che nei libri che tanto di più oltre alle parole. C’è la vita.

E anche Augias dovrebbe forse mollare – de Giovanni in tivù – Quante storie

17 Feb

16807156_1285655564859244_5019747017224832980_nPremesso che ho sempre amato Corrado Augias, non come autore di gialli, francamente noiosetti anche se ben scritti, ma come uomo di cultura, autore di “saggi romanzati” su temi profondi e complessi. Oggi a malincuore devo dire che forse è ora di mollare il colpo, di lasciar stare o se proprio vuole continuare a parlare di libri al grande pubblico della tv, scelga dei collaboratori che siano in grado di fornirle notizie esatte sui libri che presenta. E lo so, ma ormai lo sapete anche voi, quando mi toccano de Giovanni sbarello come se toccassero un membro della famiglia. Ecco dottor Augias, presentare Pane per i Bastardi di Pizzofalcone  (insieme all’ottimo Montanari ma ve ne parlo dopo), è stata un’ottima idea, per mille motivi, primo fra tutti portare alla trasmissione e a Rai replay, un consistente numero di telespettatori, ma per favore parliamone correttamente. I “gialli napoletani” come lei li ha definiti, sono romanzi lievemente più articolati di quelli che lei ha descritto, stiamo parlando di Storie di persone come potrebbe essere il suo vicino di casa, che incidentalmente fanno i poliziotti. Parliamo di 5, o se vogliamo aggiungere il singolo “Il metodo del coccodrillo” 6, romanzi che raccontano le vite sgangherate di gente normale, una donna che nonostante l’amore infinito che prova, non sopporta più il figlio autistico, di un poliziotto accusato ingiustamente di essere colluso con la mafia, che per questa accusa ha perso la moglie e rischiato il rapporto con la figlia, parliamo di un uomo che ha problemi a gestire la rabbia, quanti ne conosciamo, di una donna che non riesce a parlare della sua omosessualità al padre che si aspetta schiere di nipoti. Non vado oltre per non tediare i miei pochi ma amati estimatori, però è di questo che stiamo parlando, è di queste persone che de Giovanni scrive, non di “autentici figli di”. Su Ed Mc Bain non  mi esprimo, e se avesse letto i Bastardi, e tutti i romanzi dell’ 87mo non si sarebbe espresso nemmeno lei. E adesso veniamo velocemente a Montanari, questo suo ultimo Sempre più vicino, non l’ho ancora letto e quindi non posso sapere se lei lo abbia letto o meno, oltre al fatto che ho trovato francamente brutto, usare le provenienze geografiche per fare il giochino del nord sud. Per fortuna sia Montanari che de Giovanni sono due SIGNORI e le hanno salvato la puntata. Ci pensi dottor Augias, non è la prima volta che scivola e la pensione non è poi così brutta come la dipingono.

Si perdona poco, ma se sei de Giovanni non ti perdonano neanche quello – I Bastardi in tv

14 Gen

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Se siete qui più o meno siete gente che legge e sapete di cosa parlo, se invece siete arrivati per sbaglio, benvenuti e buona lettura.

Dunque dal 2012 nelle librerie d’Italia e non solo, si aggira Il metodo del coccodrillo, che ovviamente essendo un giallo molto noir ha come protagonista/antagonista, un ispettore. Un altro? Sì, ma siccome ce lo ha portato Maurizio de Giovanni a noi (ovviamente autoironico plurale majestais) ci piace. Un ispettore che da subito aveva le carte in regola per diventare uno dei Bastardi, no, non li aveva già pensati, ma se sei uno scrittore di talento, e lo dico a ragion veduta, vedi l’oceano nell’increspatura di una pozzanghera e da una storia ne tiri fuori molte. de Giovanni si è inventato I Bastardi di Pizzofalcone. Pizzofalcone è una zona che ha sotto la sua giurisdizione strade di lusso circoli nautici e il Pallonetto di Santa Lucia (tutti addosso uno all’altro, perché Napoli è fatta così il commissariato è in odore di chiusura. Poliziotti corrotti e delinquenti che si rivendevano la droga sequestrata e la bomba è innescata e pronta ad esplodere. Quindi uno da Il metodo del coccodrillo uno da lì, quattro poliziotti vanno ad aggiungersi ai due superstiti di quel commissariato, per presidiare il territorio fino all’inevitabile chiusura. Inevitabile? Non se la squadra che si forma è fatta da poliziotti con l’anima, gente che non sta a guardare il proprio mal di testa, che mette da parte il proprio sè per risolvere i casi. Poche volte ho visto discutere così animatamente su una serie tv, certo Rocco Schiavone ha scomodato anche dei politici, ma lui si è fatto le canne su RAI 2, qui si è scatenato il finimondo senza neanche un po’ di trasgressione. Ora, lascerei da parte gli improvvisati critici televisivi gente che non distingue tra scenografia e sceneggiatura, che non ha idea dell’esistenza della segreteria di edizione, per non parlare di quanti hanno avuto occasione di ascoltare (magari per sbaglio) brani di conversazioni dell’autore e hanno fatto dei film sul film. Vi dirò invece cosa ne penso io alla faccia dello stesso de Giovanni (il quale sostiene che io non sia affidabile per questioni affettive, ma mente non sapendo di mentire). Ho acceso il televisore con lo stesso timore che mi prende quando mi arriva il file di ogni nuovo romanzo. Il timore che non mi piaccia, che ci siano critiche da fare, (vabbè che le mie critiche siano indispensabili è una cosa di cui sono convinta io ma noi megalomani siamo così) invece anche stavolta il de Giovanni ha fatto centro. Qualche critica c’è, tipo non crederò mai che Gassmann e la Crescentini non siano in grado di parlare senza inflessioni, piccoli particolari che mandano ai matti le signorine pignoletti ma non la gente normale e sicuramente non si possono attribuire a lui. La cosa buffa è che a cose del tutto normali nella realizzazione di un film o una fiction, per esempio chiudere una strada durante le riprese, vengono attribuiti significati sotterranei che nemmeno i simboli massonici. Facciamola breve, a poco serve che siano aumentate le vendite di libri, poco importa se a fronte di un canone inevadibile ci hanno offerto un prodotto molto buono (ci starebbe anche un ottimo ma aspetto di vedere tutte le puntate) e godibile, con quel tanto che ti fa pensare se ne hai voglia ma non te lo impone. Se sei Maurizio de Giovanni le critiche te le devi beccare comunque, possibilmente feroci e immotivate, magari anche sul fatto che Napoli è di una bellezza sconvolgente e nella fiction a parte il morto ammazzato, non si vedono le stese gli agguati di camorra e le vele di Scampia, ma non qui. Qui i Bastardi di Pizzofalcone hanno soddisfatto anche nella riduzione televisiva (e badate che non è un termine usato a caso).  Come dite? Non sono obiettiva e scrivo così perché sono una groupie? Nonnonno, provate a leggerli e poi guardateli o fate il contrario, vi aspetto per dirmi se ho ragione o no.

Anime di vetro – Falene per il commissario Ricciardi

29 Giu

11119124_10206921815913848_7534668786990086498_nNon parlerò di trama, non vi racconterò quello che succede o non succede nel libro, primo vi toglierei il gusto di leggerlo e secondo, deGio lo fa egregiamente, ragion per cui diventa inutile che lo faccia io. Ma una domanda ve la voglio porre,cosa distingue uno scrittore da un grande scrittore? Leggendo questo libro lo si capisce, e si capisce che de Giovanni è ormai da tempo nella seconda categoria. E’ la capacità di scrivere, restando se stesso con l’inconfondibile stile, un libro che solo apparentemente è diverso dai precedenti, ma in realtà ne è la logica prosecuzione. È la capacità di dare una svolta decisa ma gentile, che si intuisce più che capire. L’interludio, il corsivo che fa da filo conduttore, che da il la  per capire a fondo la melodia, in questa nuova trilogia è la musica. Tre  classici della canzone napoletana. La prima, la colonna sonora ma non solo, di Anime di vetro è  Palomma ‘e notte. La storia di un uomo che per amore, paragonando l’amata a una falena, rischia di bruciarsi per allontanarla dalla fiamma (dell’amore) che la ucciderebbe.  Una storia ispirata alla vita del’autore, il poeta Salvatore Di Giacomo, che intrattene una casta e lunghissima relazione – tredici anni – con Elisa Avignano prima di sposarla, timoroso perché tanto più giovane di lui. E la storia con cui ci racconta questa canzone è poesia nella poesia. L’indagine, qualcuno – grazie Francesca P. Cassie  – ha notato un’analogia con Agatha Christie, in questo libro è o sembra del tutto marginale, non è nemmeno una vera indagine, è una disamina chirurgica dei sentimenti. Quelli di una donna che non ama più, ma deve sdoganare la fine di un matrimonio e una menzogna per tornare a vivere; la tristezza profonda, il dolore del barone di Malomonte Luigi Alfredo Ricciardi che per una volta non è un dolore cupo, ma una sana risposta a dei lutti, fisici emotivi e non solo; il dolore di un padre che vede la figlia infelice; i sentimenti feriti che diventano crudeltà inutile e ignobile.

Cambiano i protagonisti, non i vicoli, che passano in sottofondo, ma la città dei circoli e dei nobili. Cambiano i tempi, Hitler è salito al potere con le inevitabili conseguenze anche sulla politica italiana che sappiamo. E cambia Ricciardi, in quale direzione ahinoi, lo sapremo solo al prossimo libro.

il 26 novembre appuntamento in libreria con Maurizio de Giovanni

29 Ott
In libreria dal 26 novembre 2013

In libreria dal 26 novembre 2013

È piccolo Dodo, dieci anni appena e anche se gli hanno detto che a scuola non deve portare i giocattoli, di lasciare a casa Batman non se ne parla proprio. Perché Batman non è un supereroe, non ha i superpoteri; è solo coraggioso, come il suo papà. Ed è sicuro Edoardo che il suo papà verrà a prenderlo, a portalo via da quel posto buio e freddo. Chissà cosa vuole quell’uomo che li ha portati via, ne ha paura anche Lena che è grande e gli ha detto che se lo accontentano forse non gli farà male. In fondo non lo sta trattando male, gli ha portato anche i sofficini da mangiare, erano freddi e a lui non piacciono freddi, ma aveva fame e forse l’uomo non è così cattivo. Magari è solo nervoso. E in ogni caso gli ha lasciato Batman.
Con Edoardo che parla con Batman, che rassicura e chiede rassicurazione, Maurizio de Giovanni ci accompagna nel Buio. Fino in fondo, fino a dove la luce non può arrivare perché le cose che illuminerebbe sono troppo crudeli per essere sopportate. Gli hanno contestato che nel libro precedente c’era troppa pioggia, e lui da maestro qual è ha infilato nel mezzo di un giallo che vira inesorabilmente al noir, una serata di maggio, piena di sole e di dolore, perché la penna di Maurizio è poesia intrisa di bellezza e dolore, ma non solo. C’è ironia nelle bonarie prese in giro fra colleghi, fra sbirri reietti. C’è rispetto nella silenziosa accettazione degli altri, nella spontanea collaborazione che il commissario Palma chiede proforma, perché i 6 Bastardi di Pizzofalcone hanno dentro il dolore e la vergogna insieme alla voglia di farsi vedere per quello che sono, persone. Un “vecchio” una madre “snaturata” una lesbica occulta, un violento e una macchietta; e imperscrutabile ma nemmeno troppo dietro gli occhi da cinese, Lojacono, un uomo solo che non vuole arrendersi alla solitudine. C’è anche l’allegria di un amore che forse sboccerà. Si intrecciano a fare da sfondo alla terribile vicenda narrata, le vite di questi uomini e queste donne, che vedono nello sguardo di un bambino brandelli della loro vita. E tutto questo de Giovanni lo racconta con – scusate l’ossimoro – una pesantissima leggerezza. Arrivi alle ultime pagine con un groppo in gola, con il timore che possa esserci la conclusione che non vorresti e trattieni il fiato fino alla parole fine. E subito dopo vorresti dimenticare tutto per ricominciare a leggerlo. Grazie Maurizio, per essere l’amico che sei, per essere quel meraviglioso inventore di storie, in cui tutti si possono ritrovare, nell’amore nella pena nella speranza e nel dolore. Grazie ai Corpi Freddi, amici insostituibili che hanno fatto sì che ci scoprissimo a vicenda.

giugno: 2017
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e scelti CONSIGLI. Dai libri all'Indice ai libri al Medio (@libri_al_MEDIO): digitus impudicus. Se l'inverno delle lettere viene, può la primavera essere lontana? (sem.cit. Shelley)

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Quando siete felici, fateci caso (Kurt Vonnegut)

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se non brucia un po'... che libro è?

aurelioraiola

(no, non è uno scioglilingua)

Gli incroci della Zanca

Ogni giorno incrociamo le vite degli altri: riconoscersi e guardarsi con interesse

Tommaso Aramaico

Lì dove è pieno di nomi propri, c'è un nome che di nessuno è proprio. Chi l'ha scelto? Chi lo subisce? E perché? Meschino.

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