A spasso nel labirinto con Donato Carrisi

Più che uno scrittore regista sceneggiatore e quant’altro, la mia sensazione è che Carrisi sia un giocatore, ad ogni romanzo, e siamo al settimo (escludendo La donna dei fiori di carta che esula dalle serie), ad ogni romanzo dicevo, alza l’asticella, la “sfida” con il lettore è un gioco al rialzo continuo. Il Male è il suo territorio, lo esplora da tutte le angolazioni e ci serve la paura come un piatto prelibato che ci gustiamo ogni volta con gran goduria. A dieci giorni dall’uscita si sono creati gruppi di lettura sfociati poi in gruppi di confronto e so per certo che alcuni stanno tentando di assoldare un killer. No, non perché il libro sia una delusione dopo tanta aspettativa, ma perché è perfetto. Si parte tranquilli, una storia incasinata ma non troppo, si prosegue una pagina via l’altra con un trucco, la tensione sale senza che tu, immerso nella scrittura che come sempre è magistrale, te ne accorga. Quindici anni fa,Samantha Andretti tredicenne, è sparita nel nulla, quindici anni di silenzio squarciato dalla sua ricomparsa. Bruno Genko è un investigatore privato sopravvissuto a se stesso, gli hanno dato un paio di mesi di vita che ormai sono scaduti. Quando Samantha è scomparsa la famiglia lo ha ingaggiato e adesso che è ricomparsa, il contratto firmato a suo tempo, lo tiene ancora in gioco a pieno titolo. Mentre seguiamo Bruno e marginalmente la polizia, entriamo senza accorgercene nei labirinti. Non è uno solo il labirinto, o forse sì, perché quando ogni uscita è un vicolo cieco, quando ti trovi ad una svolta che è esattamente uguale a quella che hai appena passato, non sai più dove sei o dove stai andando e quando ti sembra finalmente di aver capito da dove uscire, Carrisi ti dimostra che in realtà le uscite sono forse più di una, o forse nessuna. Perdetevi.

Annunci

“Non ti faccio niente” di Paola Barbato – Il passato lascia sempre una traccia

Una volta erano le mamme, con la ciabatta nascosta dietro la schiena a dirlo, magari ce ne fossero verrebbe da dire. Sì lo so vi sembra che stia andando fuori tema ma giurin giuretta così non è. Vi ricordate gli anni ’80, quando tutto sembrava facile e forse lo era, anche se non per tutti. Adesso succedono cose brutte, capita che una bambina venga rapita e poi restituita senza vita, poi accade di nuovo e di nuovo, si scopre che i genitori hanno qualcosa in comune, qualcosa che risale a quando erano bambini loro, qualcosa che li legherà per la vita, che si sta ripetendo con un risvolto terribile. In questo suo romanzo la Barbato intesse una storia tremenda, non è la prima volta che nei romanzi della Barbato ci sono dei bambini protagonisti e va da sé che questo li rende atroci. Confesso che avevo abbandonato un precedente romanzo, forse non era il momento o forse non so, ma certamente dopo questo riprenderò in mano quello e i precedenti. A causa della lacuna, non sono in grado di dire se abbia sempre scritto così o se ci sia  effettivamente stata una crescita, ma questo ultimo romanzo è davvero scritto con maestria. La trama è complicata e i personaggi sono tanti – scelta ponderata per avere il maggior numero di punti di vista – quello delle vittime di allora che vittime poi non erano, ma lo sono adesso, quello del presunto assassino del vero assassino e tutto quello che ha scatenato questa catena di eventi. Un thriller ma se vogliamo dirla tutta, scava talmente bene nella psiche umana, da entrare di diritto nei noir. Potrei fare una breve biografia professionale, ma la trovate ovunque, posso solo consigliarvi di mettere in valigia questo libro per le ferie, ma non da solo perché si legge tutto d’un fiato e rischiate di rimanere senza. In buona sostanza non perdetevelo.

Non ti faccio niente ed. PIEMME